anniversari ordinazioni sacerdotali

ANNIVERSARI DI ORDINAZIONE SACERDOTALE

25° di ordinazione di don ENRICO MAURI (parroco di Ospiate)

PROGRAMMA 25ESIMO

Domenica 16 Giugno

  • ore 10.30: S.Messa in chiesa S.Monica, concelebrata da don Enrico e don Maurizio Pessina (Prevosto di Bollate). A seguire: rinfresco
  • ore 12.30: pranzo in Oratorio S.Monica
  • ore 21.00: coro Alpini in S.Monica
25° di ordinazione di don Giovanni Basilico
Giovedì 20 Giugno (Corpus Domini)
ore 21.00 in chiesa S.Martino (Bollate): S.Messa concelebrata da tutti i sacerdoti in cui verrà ricordato il 25° di ordinazione di don Enrico Mauri e anche quello di don Giovanni Basilico. 

Domenica 23 Giugno, ore 20.30: Processione con partenza da chiesa S.Martino e arrivo in chiesa S.Monica

Questi sono giorni nei quali i sacerdoti ricordano i loro anniversari di ordinazione. Sono giorni belli come lo sono quelli degli sposi, dei fidanzati, dei conviventi – categoria che oggi va per la maggiore – che ricordano l’inizio della loro esperienza di amore, meglio sarebbe dire l’inizio, il sorgere della loro vocazione.

Vorrei soffermarmi sugli anniversari dei preti anche perchè nella nostra comunità ricordiamo in particolare don Matteo (1 anno da quando è diventato prete), don Enrico, don Giovanni Basilico (25 anni dalla ordinazione) e don Vincenzo (55 anni di sacerdozio). Una precisazione: ricordare gli anniversari dei preti riguarda però tutta la comunità; siamo infatti tutti appartenenti allo stesso popolo di Dio in cammino, e ci accumuna la stessa dignità battesimale, ma la diversità di carismi e ministeri ci richiama a diverse responsabilità, tutte a servizio dell’unica Chiesa del Signore. Laici e preti, clero e comunità cristiana, oggi più che mai, sono richiamati alla stretta corresponsabilità con uno stile di sinodalità. Parole “grosse”, “altisonanti” ma che devono trovare la loro declinazione nell’esercizio effettivo di ciò che dicono.

Non meno grande è la responsabilità dei preti nel comunicare questo stile di essere Chiesa e pertanto mi piace riportare alcuni suggerimenti che l’Arcivescovo Mario ha dato recentemente ai preti giovani durante il pellegrinaggio in Egitto: queste considerazioni penso possano fare bene a tutta la comunità, per un rapporto con i propri preti – e viceversa – più consapevole.

Un prete non deve definirsi o identificarsi con il ruolo, dedicando tutto il suo tempo a decidere e a gestire le cose. Non tutto il ministero è identifìcabile con il ruolo o con il potere benché vissuto come servizio; ciò che deve accompagnare la vita dei preti è invece la consapevolezza che sempre sono discepoli, sempre sono testimoni, sempre sono incaricati di intercedere e di pregare per il popolo santo di Dio. Non bisogna far dipendere tutto dal compito assegnato dalla destinazione in una determinata parrocchia.

Un secondo suggerimento. Non sarà mai possibile un buon esercizio del potere, che però voglia essere servizio, senza una Sapienza ricevuta dall’alto. Chiedere la Sapienza: non ritenersi persone che hanno già capito tutto e hanno soltanto da far applicare le cose agli altri; considerarsi sempre in cerca di una idea più comprensiva e articolata della vita cristiana, di un esercizio più comunitari delle responsabilità. Ecco la Sapienza, cioè quel dono che viene dall’alto, quel dono dello Spirito Santo che permette di gustare le cose di Dio e di farle gustare agli altri. Quanto fa bene questo atteggiamento di umiltà ai preti ma penso anche quei laici che nella comunità hanno responsabilità di consiglio.

Il terzo suggerimento per un esercizio buono, costruttivo del potere che vuole essere servizio, è quello che Gesù raccomanda ai suoi discepoli nel Vangelo: “Sì, voi potete bere al mio stesso calice”; siete cioè chiamati a condividere il mio modo di essere Figlio dell’uomo e Messia, venuto non per essere servito, ma per servire. Siamo chiamati a vivere il ministero praticando lo stile di Gesù. In tutti gli anni che ci sono dati da vivere, lui continuerà a richiamarci, a darci un esempio, a farci percepire una inadeguatezza, a correggerci nelle nostre presunzioni e nelle nostre ottusità. Lo stile di Gesù è il giusto criterio per servire la comunità; questo stile è prezioso e vale per tutti i laici.

C’è un altro stile da esercitare sia da parte dei preti che dei laici. È quello di liberarsi dall’amor proprio, e imparare così a non considerare il proprio buon esito in base al calcolo dei risultati, dei numeri, degli applausi che si ricevono. Una libertà interiore capace di comprendere che la responsabilità è una croce pesante, ma deve essere esercitata non per gratificazione personale, ma per l’edificazione della comunità. Libertà interiore dall’amor proprio, dalla vanità, dal bisogno di ricevere ossequi, dall’esibizionismo della propria idea originale. Tutto va bene, purché serva per l’edificazione e non per gratificare chi è sempli- cemente un servo.

E infine, dobbiamo renderci conto che quando si esercita il potere in modo sbagliato, scorretto, condotti più dall’amor proprio o dal desiderio di rivendicare un ruolo che dal bene della comunità, certamente si danneggia la comunità e talvolta addirittura la si divide. È necessario rendersi conto che l’esercizio scorretto delle nostre responsabilità è un danno per la comunità e finisce per coprirci di ridicolo.

Preghiamo e diventiamo gli uni per gli altri degli esempi, affinché nei diversi ambiti di vita famigliare, lavorativi, ecclesiali, si eserciti l’autorevolezza del servizio e mai l’autorità del potere. Bisogna invocare costantemente la sapienza; è necessario praticare lo stesso stile di Gesù; si deve percorrere un itinerario di liberazione interiore ed essere attenti a non coprirsi di ridicolo per la presunzione con cui pretendiamo che gli altri ci servano o servano ai nostri progetti.

don Maurizio