lettera pastorale dell’Arcivescovo

LA SITUAZIONE, OCCASIONE DI GRAZIA
Presentazione della nuova Lettera Pastorale dell’Arcivescovo per l’anno 2019-2020

È già a disposizione la “Proposta per l’anno pastorale 2019-2020” scritta dall’Arcivescovo di Milano, monsignor Mario Delpini, e rivolta ai fedeli dell’Arcidiocesi in vista dell’anno che avrà inizio ufficialmente il 7 settembre. L’Arcivescovo tiene a sottolineare che non si tratta propriamente di una lettera pastorale, ma di un insieme di proposte che intendono accompagnare i fedeli ambrosiani lungo i diversi tempi dell’anno liturgico, intesi come situazioni capaci di sprigionare in modo promettente significative occasioni di crescita nella fede. Monsignor Delpini, forte della convinzione «che la Gloria di Dio abita sulla terra e tutta la trasfigura» – in continuità con il suo motto episcopale Plena est terra gloria eius -, trae spunto dalla Lettera di San Paolo ai Filippesi, invitando il popolo di Dio a valutare ogni situazione che si presenti come occasione di riflessione e crescita, anche nella vita civile: «Condivido con tutti i fedeli i sentimenti che l’Apostolo Paolo mi ispira: per tutti sento la responsabilità di annunciare il Vangelo e di dare ragioni della speranza, con dolcezza e rispetto». «La nostra Chiesa Diocesana, nel suo peregrinare in questa terra, segnata da una storia antica e da una irrequieta vivacità presente, sta assumendo un volto nuovo», osserva l’Arcivescovo in apertura. A partire dai quattro «tratti caratteristici», già delineati nel Documento di promulgazione del Sinodo «Chiesa dalle genti. Responsabilità e prospettive» – «la nostra comunità diocesana dimora nello stupore e si trova a proprio agio nella storia; (…) è sensibile al “forte grido” che protesta contro il male, che reagisce all’ingiustizia, che raccoglie il gemito dei poveri, che denuncia le prevaricazioni dei potenti (…) ed è invitata ad alzare lo sguardo per contemplare la promessa sposa, la sposa dell’Agnello» -, l’Arcivescovo propone quindi sei lettere (riunite nella pubblicazione complessiva), che ripercorrono le diverse fasi dell’anno liturgico, ravvisando nel susseguirsi ordinario di questi momenti quelle situazioni che possono diventare occasioni di grazia nel tempo vissuto in relazione con Dio.

1. Lettera per il mese missionario speciale – ottobre 2019, «Purché il Vangelo venga annunciato» (Fil 1,18)
2. Lettera per l’Avvento 2019, «Corro verso la meta» (Fil 3,14)
3. Lettera per il tempo di Natale. «E Gesù cresceva in sapienza età e grazia» (Lc 2,52)
4. Lettera per il tempo di Quaresima, «Umiliò sè stesso, obbediente fino alla morte e a una morte di croce» (Fil 2,8)
5. Lettera per il tempo pasquale, «Siate sempre lieti nel Signore!» (Fil 4,4)
6. Lettera per il tempo dopo Pentecoste, «La grazia del Signore nostro Gesù Cristo sia con il vostro spirito» (Fil 4,18)
All’inizio di ogni singola lettera viene proposta una citazione dell’Epistola ai Filippesi, sviluppando poi percorsi di analisi riguardanti la condizione attuale della Chiesa di Milano: prospettive, approfondimenti di alcuni aspetti concreti e proposte di passi da compiere. Non mancano poi suggerimenti relativi alla lettura di testi del Magistero di papa Francesco. Infine, vengono segnalate quasi sempre al termine di ciascuna lettera «alcune date che meritano particolare attenzione e convocano per una partecipazione corale» Conclude l’Arcivescovo: «Vorrei riassumere quanto ho scritto in queste sei lettere nell’invito a entrare nella celebrazione dei santi misteri con rinnovata disponibilità e attenzione, coraggio e semplicità, senso di appartenenza alla comunità e consapevolezza della propria responsabilità personale». In appendice sono inseriti il testo integrale della Lettera ai Filippesi «da leggere e meditare» e il testo significativo dell’omelia della Messa crismale 2019, tenuta dall’Arcivescovo in Duomo Giovedì 18 Aprile. Ovviamente invitiamo i parrocchiani, soprattutto coloro che hanno compiti e ruoli di responsabilità nella comunità, a procurarsi la lettera (se ne troveranno copie in segreteria parrocchiale) e a meditarla come fonte di ispirazione per il cammino personale della propria fede e a beneficio della comunità parrocchiale.

don Maurizio

LA LETTERA PASTORALE SPIEGATA DALL’ARCIVESCOVO

…Vogliamo lasciare la parola allo stesso Arcivescovo, in questa intervista, perchè ci spieghi e ci introduca nella sua nuova lettera pastorale.
In coerenza con le Lettere precedenti, la Proposta pastorale 2019-2020 è legata all’idea della Chiesa come «un popolo in cammino che coglie ogni situazione come occasione». Su tutto la necessità «che il Vangelo risuoni ancora come una parola amica e provvidenziale» e un richiamo alla Dottrina sociale: «Occorre riappropriarsene, perché ci sono interrogativi a cui un credente non può non rispondere»

La proposta pastorale dell’Arcivescovo rivolta ai fedeli dell’Arcidiocesi per l’anno 2019- 2020 è diversa dalle consuete Lettere pastorali. Per quale motivo assume la forma di 6 lettere per altrettanti tempi liturgici?
Il motivo è l’intuizione, che peraltro è iscritta da sempre nella vita della Chiesa, che il vero percorso pastorale sia quello segnato dai tempi liturgici e che, quindi, è più opportuno interpretare ciò che ogni tempo ci suggerisce, rispetto al sovrapporre una tematica complessiva che copra tutto l’anno.
Di complessivo, tuttavia, vi è l’icona biblica di riferimento, la Lettera ai Filippesi di San Paolo, allegata al suo testo e da cui è tratta l’espressione del sottotitolo, «Per il progresso e la gioia della vostra fede». Per Paolo «la situazione si è rivelata occasione». Ci sono anche per noi, nel nostro mondo, situazioni che si rivelano occasioni provvidenziali?
Questo è proprio il senso del kairòs, dell’occasione e, cioè, che ogni situazione, di per sé, possa essere un’occasione. Occasione perché lo Spirito di Dio opera nella vicenda umana risvegliando il desiderio della salvezza, l’intraprendenza per costruire il bene e il rammarico per il male. È lo Spirito che trasfigura una situazione – da qualcosa di determinato, di condizionante e da subire – in occasione, ossia in un contesto nel quale la libertà può esprimersi, l’amore può essere fecondo, la cura per il Vangelo può trasformarsi in iniziativa, in proposta, in annuncio.
Come convincere i nostri contemporanei che, davvero, la gloria di Dio riempie la terra – il suo motto episcopale è anche il punto di partenza dello scritto -, nonostante le tante ingiustizie che attraversano il mondo? Si colloca in questo orizzonte la sottolineatura della Chiesa come missione, nella prima lettera per il Mese missionario straordinario di ottobre?
L’espressione «La terra è piena della gloria di Dio» non è una descrizione, come quella di chi narra il bene che esiste: è, invece, la chiamata a una responsabilità. La gloria del Signore non è una sorta di “parola magica” che sistema tutto e che, quindi, crea un mondo di fiaba in cui tutto va bene. La gloria del Signore riempie la terra perché lo Spirito di Dio abita in tutti i cuori, in tutte le persone, ed è tale amore che rende capaci di amare. È questo che voglio dire con l’espressione «la gloria di Dio riempie la terra».
Questa proposta arriva dopo le prime due Lettere pastorali del suo episcopato. C’è una linea conduttrice, un “filo rosso”, in questo cammino del suo magistero?
In realtà il collegamento è che le insistenze sono sempre quelle essenziali della Pastorale. Lo sguardo rivolto al compimento – alla Sposa dell’Agnello -, l’idea che la vita sia un percorso, che la Chiesa sia un popolo in cammino che coglie, per questo, ogni situazione come occasione, mi sembrano temi coerentemente legati dal desiderio di vivere il presente come grazia, nella prospettiva di un compimento che il Signore non fa mai mancare a coloro che si affidano alla sua promessa.
Filippi è la prima città d’Europa in cui Paolo ha annunciato il Vangelo, «non senza fatica e resistenze». La scelta di riferirsi alla Lettera ai Filippesi indica una particolare percezione, da parte sua, della necessità di evangelizzare o ri-evangelizzare l’Europa?
È necessario che il Vangelo risuoni ancora, a Filippi come in ogni parte d’Europa, come una parola amica e provvidenziale, non come un appello, una presentazione dei doveri o una denuncia di problemi. In particolare, la Lettera ai Filippesi si apre con la confidenza di Paolo che dice: «Io sono in carcere». Dunque, in una situazione precaria e densa di minacce. Però l’apostolo agiunge subito: «Bene: anche questa situazione in pratica è diventata un’occasione per il Vangelo, perché io ho detto a tutti che il motivo per cui sono in carcere è Gesù Cristo e così tutto il Palazzo del Pretorio risuona del nome di Cristo e tutti sanno che sono qui per questo».
Lei sottolinea che il rinnovo dei Consigli pastorali e degli Affari economici va vissuto in prospettiva missionaria. Nel prossimo anno ci saranno anche le riflessioni sul rinnovamento della vita degli Oratori e la struttura del Decanato. In quale luce unitaria affrontare questi appuntamenti?
A seconda dei tempi liturgici, ho cercato di indicare qualche applicazione o di richiamare qualche bisogno di correzione in ciò che normalmente facciamo. Quello che mi sembra offra un’unitarietà è la fiducia nella possibilità di vivere anche gli adempimenti, diciamo istituzionali, a servizio dell’annuncio del Vangelo. Il rinnovo dei Consigli pastorali e la riflessione sull’oratorio – ed eventualmente su qualche evento riguardante i giovani con la ricezione dell’Esortazione apostolica Christus vivit -, deve essere inteso a servizio dell’evangelizzazione, cioè di una buona notizia che rende la terra abitabile e rivela che la gloria di Dio la riempie.
Il 7 luglio di due anni fa veniva annunciata la sua nomina ad Arcivescovo di Milano. Se dovesse dire una parola di sintesi come bilancio di questi 24 mesi, cosa direbbe?
Ne direi tre: ammirazione per questa Chiesa ambrosiana, per coloro che la servono e per il bene che si fa da parte di molti; la mia impressione di dover ancora imparare a fare l’Arcivescovo di Milano e la gratitudine per i miei collaboratori.