mostra S.Francesco

FRANCESCO E IL SULTANO

1219-2019

L’incontro sull’altra riva

Bollate (Oratorio Femminile), 8-17 Novembre 2019

Inaugurazione della mostra: mercoledì 13 Novembre, ore 21.00, Centro Paolo VI (cinema Splendor)

 

Info: Francesco e il Sultano

 

SAN MARTINO E SAN FRANCESCO
Uomini del dialogo ma nella verità

Martino, non solo il santo della carità; Francesco non solo il santo dell’ecologia, ma entrambe sono figure che esprimo qualcosa di molto di più e che profeticamente hanno una risonanza di grande attualità.
Viviamo in un’epoca e in una cultura caratterizzata sempre più dalle “fake-news, dalla notizie false o “spazzatura”, comunicazioni irrilevanti e ingannevoli basate sul “sentito dire”. Inoltre la comunicazione digitale, di cui ormai non possiamo fare a meno, non permette l’incontro interpersonale, vivo e appassionato come invece avviene con la relazione viso a viso, e per di più consente un atteggiamento di anonimato dietro al quale deresponsabilizzarsi. La comunicazione digitale portata all’eccesso con uno stordimento solipsistico non consente più di sperimentare la gioia e la bellezza di un incontro tra persone; lo schermo del cellulare o di un computer ci fanno dimenticare i tratti di un volto amico e le risonanze di un contatto reale.             Addirittura oggi si parla di un’epoca, la nostra, della “post-Verità”. E’ un concetto nuovo e per certi versi difficile da capire ma di grande attualità. Nella post-verità, la notizia e in genere le comunicazioni vengono percepite e accettate come vere sulla base di emozioni, sensazioni e convinzioni personali senza alcuna analisi concreta della effettiva veridicità dei fatti raccontati. Oggi si parla di post-verità in riferimento a notizie o a opinioni e valutazioni personali e di gruppo, se non false almeno relative, spacciate per autentiche e che sarebbero in grado di influenzare l’opinione pubblica a partire da pregiudizi o visioni parziali valutate come assolute. Sebbene questo fenomeno abbia origini antiche, oggi attraverso i social media la possibilità di diffusione di questo tipo di comunicazione è aumentata in modo esponenziale.
Nella società della post-verità ci si sente liberi non solo di dire cose “politicamente scorrette”, ma anche palesemente false. Ciò che la post-verità mette in discussione è il valore dei fatti, dei dati oggettivi, dei precisi contesti della storia, la loro forza persuasiva, a tutto vantaggio e privilegiando invece l’opinione soggettiva e la convinzione personale ad ogni costo.

Positivamente, però, questa situazione della nostra cultura interpella la nostra capacità di discernimento; ci è chiesta una maggiore disponibilità al dialogo, al confronto, alla ricerca della verità nell’ascolto reciproco delle proprie e altrui convinzioni. Si tratta di esercitarci nella capacità di proporre con rispetto la verità che proprio in quanto verità ha una sua forza intrinseca e non ha bisogno di imporsi: basta annunciarla. La proclamazione della verità in quanto verità già genera, nel cuore dell’altro, la percezione della sua fondatezza e il desiderio di ascoltarla con rispettosa attenzione.             In questo nostro contesto così descritto, san Martino e san Francesco, pur vissuti in epoche lontanissime, appaiono come pionieri lungimiranti nel cercare e proporre sempre l’incontro personale, il dialogo franco e fraterno nell’impegno ad affermare la verità, in un confronto leale e costruttivo delle proprie identità.          Non a caso e proprio per queste ragioni, quest’anno vogliamo onorare il nostro patrono san Martino con una mostra interessante e particolarmente significativa, anche in vista del pellegrinaggio in Terra Santa.

La mostra fa riferimento a un avvenimento storico che per la nostra epoca attuale è un segno profetico e rimanda anche alla figura di Martino.  Ottocento anni fa avvenne un fondamentale evento di natura storica e religiosa: san Francesco, dopo un avventuroso viaggio durante la quinta crociata, era arrivato insieme a frate Illuminato in Egitto per incontrare il sultano al-Kamil al Malik. Non conosciamo che cosa si siano detti durante quell’incontro, ma sappiamo che fu colmo di benevolenza e che il sultano diede all’umile frate due doni: un corno per chiamare i frati a raccolta e le bacchette per far tacere i disturbatori al momento della predica, come usano fare i muezzin.   Questo fatto rivoluzionario e dagli esiti inattesi (nel contesto della guerra della Crociata Francesco avrebbe rischiato seriamente di essere ucciso) si inserisce nella più ampia cornice dello spirito di incontro e di dialogo persino con le altre religioni. Francesco, uomo semplice e innamorato di Dio, ha anticipato i tempi nel dialogo tra le religioni smontando l’ideologia dello scontro di civiltà.    Rispetto fraterno, spirito di pace e di verità, capacità di ascolto, desiderio di conoscenza sono ingredienti fondamentali per il progresso dell’umanità nella costruzione di una civiltà dell’amore.

Il dialogo con le altre religioni non è un tema certamente nuovo e da Francesco in poi innumerevoli sono gli esempi fino a giungere alla nostra storia recente. Già nel concilio Vaticano II nelle parole di Paolo VI, ma dobbiamo poi ricordare la visita di Giovanni Paolo II a Damasco, la prima volta di un Papa in una moschea; continua con il discorso di Ratisbona nel 2006 di Ratzinger che sottolineava come ci sia un gran bisogno di dialogare con le altre religioni; per giungere alla dichiarazione sulla “fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune”, di Abu Dhabi del 2019 firmata da papa Bergoglio con il leader islamico Muhammad Al-Tayyib, grande imam dell’università sunnita del Cairo. In ognuna di queste occasioni è stato esplicito il richiamo al gesto profetico di Francesco d’Assisi nell’incontro con il Sultano a Damietta otto secoli fa.           Dello stesso atteggiamento e stile possiamo parlare di san Martino. In un’epoca ancora più lontana e diversa della storia della Chiesa, ma con tratti comuni alla nostra, Martino ha saputo comunicare il Vangelo con la forza del dialogo, della persuasione e soprattutto presentando non la sua ma la verità salvifica della rivelazione di Dio.  Pur con il suo carattere umile ma anche con tratti decisi e energici, Martino ha combattuto la superstizione, le false convinzioni, la religiosità fuorviante delle eresie e delle convinzioni superficiali e distorte; negli incontri e dialoghi personali o con le folle ha cercato di illuminare la vita con la luce della fede cristiana.  Con la forza dell’umiltà e della coerenza ha confessato la vera fede cercando di convincere non solo i pagani ma anche gli eretici e persino il padre “che continuava a mantenersi nei propri errori”; per questa testimonianza resa alla verità ha subito ingiuste violenze (6,1-4). La via ordinaria dell’evangelizzazione di Martino è la predicazione del Vangelo in mezzo ai contadini e ai pagani. Martino predica il Cristo a una società per certi versi simile alla nostra: confusa, disorientata e che ha perso il vero senso della fede autentica. Il suo parlare è semplice e adatto alla gente, è instancabile nell’incontrare le persone, nel dialogare, nel convincerle ma sempre con la cura di farsi comprendere, inventando quasi un metodo per svolgere questa grande opera: “Martino con una santa predicazione ammansiva gli animi dei pagani”.             Martino e Francesco, maestri di dialogo nella verità, ci aiutano a recepire come qualcosa di positivo, anche nel nostro contesto socio-culturale, il valore di poter esprimere pubblicamente nella verità la propria fede, senza prevaricare sull’altro, ma al tempo stesso senza subire quel tipo di censura che vorrebbe silenziare le espressioni religiose in nome di una malintesa laicità.              In un tempo come il nostro in cui si teorizza e spesso si alimenta e si invoca lo “scontro di civiltà”, in modo particolare facendo leva proprio sullo scontro di religioni, l’ottavo centenario dell’incontro tra san Francesco e il sultano, che avvenne quasi certamente nel Settembre del 1219, ci aiuta a recuperare la fondatezza e la lungimiranza di una prospettiva diversa e alternativa, che è quella dell’incontro tra persone di civiltà e di fede differenti.
Anche Martino a suo modo ha cercato di sconfiggere l’ignoranza religiosa e l’intolleranza con la capacità di incontrare le persone e dialogare con loro con fermezza ma nella verità e nella carità.            Se poi pensiamo – nella prospettiva del pellegrinaggio in Terra Santa – all’esperienza della “Custodia di Terra Santa” in termini di fraternità, troviamo al suo interno una risorsa particolare che è quella della sua internazionalità e multiculturalità. Queste caratteristiche, divenute ufficiali per mandato della Santa Sede dal 1342 con il decreto di papa Clemente VI, manifestano un atteggiamento fraterno inteso come una modalità più che “inclusiva” di vivere l’incontro con l’altro, a partire da un’identità chiara e nel rispetto dell’identità dell’altro, cogliendo gli aspetti di valore e costruttivi: non si tratta semplicemente di “inclusione” ma di “integrazione”.               Da san Francesco a noi sono passati otto secoli, e in questi otto secoli la presenza in Terra Santa della “Custodia” si è radicata ed è cresciuta, come presenza fraterna, pacifica e dialogante con tutti; come presenza di preghiera, di cura dei Luoghi Santi cristiani e di servizio alla comunità locale.
Da san Martino a noi sono passati millesettecento anni e possiamo continuare a imparare da lui quanto siano importanti per la Chiesa e per la convivenza civile, l’incontro tra le persone, la forza del dialogo franco e fraterno, la ricerca della verità, la capacità dell’ascolto dell’altro e l’adesione a quell’unico Dio che ha pensato, al di là delle istituzioni e della storia, felicità, pace e salvezza per tutti.

don Maurizio