una nostra parrocchiana diventa suora

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UNA NOSTRA PARROCCHIANA DIVENTA SUORA

Federica Gissi il prossimo 8 Dicembre a Roma farà la sua professione religiosa temporanea.
La nostra comunità parrocchiale deve essere grata al Signore perchè ancora una volta Egli dimostra di essere all’opera in essa in molti modi con la sua grazia, in particolare seminando germi di vocazione alla sua sequela e a servizio della Chiesa.
Questa volta, dopo tanto tempo, si tratta di una vocazione religiosa femminile di una ragazza cresciuta nel nostro oratorio e rimasta legata alla nostra parrocchia anche se, incontrando un’esperienza di Chiesa diversa dalla parrocchia, la sua formazione vocazionale l’ha portata lontano e con forme di presenza tra noi molto discrete. La nostra gratitudine e il nostro compiacimento vanno inoltre a lei e alla sua famiglia.
Come risposta a questo dono, nasce la responsabilità della lode e della preghiera per sostenere Federica in questo momento molto importante della sua vita e per accompagnarla nel proseguo della sua formazione e impegno missionario nell’ordine religioso da lei scelto.
Per questo motivo la ricorderemo con una preghiera speciale nelle sante Messe di Domenica 1 e 8 Dicembre, mentre dedicheremo l’adorazione Eucaristica di Venerdì 6 Dicembre a lei e ai suoi genitori in modo che la comunità esprima la sua vicinanza con l’augurio che il Signore porti a compimento ciò che ha iniziato in lei e sostenga il cammino di mamma e papà.    Per questa circostanza ci sembra particolarmente bello lasciare parlare Federica e farci raccontare proprio da lei la storia, il cuore, le caratteristiche della sua vocazione e il carisma dell’ordine religioso da lei scelto.
Ecco quanto ci scrive.  

Come promesso ecco la lettera in cui racconto un po’ di questi anni della mia vita. E’ un momento di grande gioia perchè ho da poco ricevuto la conferma ufficiale della mia professione temporanea che si terrà l’8 dicembre prossimo: la possibilità di rispondere “sì” con tutta me stessa al Signore che mi ha chiamata, grata di tutta la storia che da quel momento è iniziata e sta cambiando la mia vita.

Sono nata e cresciuta a Bollate ed educata dai miei genitori alla fede sin nei risvolti più concreti e quotidiani: l’iscrizione alla scuola materna parrocchiale e più tardi al catechismo e al coro dei bambini, la carità vissuta attraverso l’uso dei soldi in modo responsabile e attento al prossimo. Ai miei occhi di bambina era limpido l’amore del Signore e la possibilità di incontrarlo in un luogo ben preciso: nella carità vissuta assieme agli “amici dell’oratorio” verso il mondo intero.
Dagli anni delle medie…ricordo di aver pensato che non ci fosse nulla nella vita che valesse di più che aiutare gli altri, di vivere per gli amici. Mi ricordo, inoltre, stando diverse volte nella penombra della Chiesa, di aver pensato che se realmente avessi creduto in quello che gli educatori mi dicevano, non avrei dovuto far altro se non pregare sempre.
Iniziato il liceo a Milano ho avuto la grazia di incontrare alcuni ragazzi e una professoressa appartenenti al movimento di Comunione e Liberazione (CL). Ho avuto da subito la percezione che, stando con loro, tutto il seme buono della fede ricevuto in famiglia e in oratorio poteva crescere ancora di più, irrobustirsi e insieme approfondirsi.
In quegli anni nei mesi estivi partecipavo come educatrice all’oratorio estivo; nei mesi invernali con gli amici di CL facevamo compagnia a persone con disabilità psichica e fisica. Sentivo tutta la gioia di potermi spendere e donare.
Con questo in cuore mi sono iscritta alla facoltà di sociologia per diventare assistente sociale; dentro di me cominciava a farsi viva la domanda su cosa volesse dire realmente far compagnia all’altro, aiutare e servire. Negli anni questa domanda è diventata sempre più cosa fosse l’amore per me, per la mia vita, a che punto fossi arrivata in questo cammino di scoperta. Fino a diventare un grido a Dio stesso. La risposta è arrivata nel silenzio. Nel silenzio di una persona cara che ha offerto la sua malattia per me. Nel silenzio di alcune persone che sapevano amare e amarmi realmente. Nel silenzio di una vita di preghiera che esce dalla superficialità e dalla distrazione quotidiane e si riapre a Dio.
Nell’incontro con un gruppo di giovani missionari, stupita dalla felicità con cui stavano donando la loro vita a Dio, ho iniziato a intuire che il Signore mi stesse chiamando allo stesso rapporto intimo ed esclusivo con Lui, e ho provato la gioia di poter rispondere a questa sua preferenza immeritata verso di me.
Nell’agosto 2013 ho incontrato la Fraternità Sacerdotale dei Missionari di S. Carlo Borromeo, nata da don Massimo Camisasca (oggi Vescovo di Reggio Emilia – Guastalla), allievo di don Giussani.
E’ stato il classico “colpo di fulmine”; ho realizzato in quell’istante che la vocazione deve avere un luogo e una forma, e che il luogo e la forma erano proprio quelli.
Nei mesi successivi ho cominciato a conoscere il ramo femminile dell’ordine, le Missionarie di San Carlo Borromeo, nate nel 2005, che contano attualmente 32 membri e 4 case di missione nel mondo, assieme alla casa generalizia e alla casa di formazione, entrambe a Roma.
La casa di formazione è a sua volta divisa in due: i primi anni di noviziato fino alla professione temporanea e dalla professione temporanea (che per noi coincide anche con la vestizione) ai voti definitivi; al termine della formazione, con la professione solenne, si riceve anche la destinazione missionaria.
In questi anni oltre alla formazione a Roma fatta di studio e preghiera, ciascuna ha anche un primo incarico missionario: quest’anno, con altri adulti, seguo un gruppo di circa 70 ragazzi delle medie che si preparano a ricevere la Cresima in una Parrocchia Romana.
I voti che professerò il giorno dell’Immacolata nelle mani della Superiora sono: il voto di povertà, il voto di castità, il voto di obbedienza. Professare questi voti in questo luogo significa abbracciare una vita di silenzio, preghiera e comunione con le sorelle da un lato, dall’altro il vivere una disponibilità piena verso qualunque luogo e qualunque incarico venga ricevuto per far conoscere a tutto il mondo Cristo. L’abito che indosserò sarà segno di tutto ciò.
Assieme a me nella stessa cerimonia professeranno i voti anche altre tre sorelle: chiedo per tutte noi la preghiera di tutta la comunità, perchè possiamo arrivare a quel giorno con un cuore disponibile e accogliente come quello della Madonna.

Federica Gissi