ai ragazzi della Prima Comunione

La beatificazione di Carlo Acutis ha avuto luogo sabato 10 ottobre. Le spoglie di Acutis riposano dal 6 aprile 2019 ad Assisi, nella chiesa di Santa Maria Maggiore – Santuario della Spogliazione.

(approfondimento su Chiesa di Milano) 

CARLO ACUTIS e l’EUCARISTIA

Dedicato ai ragazzi della Prima Comunione … e non solo

(settimanale Insieme n.42/2020)

Abbiamo già avuto modo di parlare di Carlo Acutis e della sua recente beatificazione. Vogliamo però ancora una volta dedicare questo editoriale alla sua persona e alla sua particolare devozione all’Eucaristia. Pensiamo di fare una cosa gradita e utile soprattutto ai ragazzi che riceveranno la Prima Comunione proprio nelle prossime domeniche. Il rapporto personale di Carlo con l’Eucaristia dice la profonda amicizia che lo legava a Gesù, un’esperienza che non ha nulla di eccezionale, perchè questo legame dovrebbe essere di ognuno di noi: piccoli e grandi. Perchè non essere amici di Gesù? Quali convinzioni ci impediscono di costruire un legame vitale con lui? Perchè non dovremmo coltivare un’amicizia concreta (gesti, parole, momenti, esperienze) con colui che “riempie” la nostra vita?

II fulcro della spiritualità di Carlo era l’incontro quotidiano con il Signore nell’Eucaristia, che per lui «era Gesù realmente presente nel mondo, come quando al tempo degli Apostoli i discepoli potevano vederlo in carne ed ossa camminare per le strade di Gerusalemme». Egli diceva spesso: «L’Eucaristia è la mia autostrada per il Cielo!».  È questa la sintesi della sua spiritualità e il centro di tutta la sua esistenza trascorsa nell’amicizia con Dio. Inoltre la sua vita è stata un pochino come un’Eucaristia. Infatti Carlo, morendo, nonostante la sua giovane età, ha voluto offrire le sue sofferenze per il Papa e per la Chiesa in unione a Cristo.

Carlo si fermava spesso in chiesa per fare l’adorazione eucaristica. Diceva: «Molta gente secondo me non comprende veramente fino in fondo il valore della Santa Messa perché se si rendesse conto della grande fortuna che il Signore ci ha dato donandosi come nostro cibo e bevanda nell’Ostia Santa, andrebbe tutti i giorni in chiesa per partecipare ai frutti del Sacrificio celebrato, e rinuncerebbe a tante cose superflue!».

Carlo affermava che il momento decisivo per chiedere al Signore delle grazie è quello della Consacrazione, durante la Celebrazione Eucaristica, quando il Signore Gesù Cristo si offre al Padre. Egli spiegava: «Chi più di un Dio, che si offre a Dio, può intercedere per noi? Durante la Consacrazione bisogna chiedere le grazie a Dio Padre per i meriti del suo Figlio Unigenito Gesù Cristo, per le sue Sante Piaghe, il suo Preziosissimo Sangue e le lacrime e i dolori di Maria Vergine che, essendo sua madre, più di tutti può intercedere per noi». Alla fine della Consacrazione diceva: «Per il Sacro Cuore di Gesù e il Cuore Immacolato di Maria vi offro tutte le mie richieste e vi chiedo di esaudirmi».

Le giornate di Carlo erano sempre incentrate intorno alla Santa Messa e, spesso, lui si recava a fare l’adorazione eucaristica fermandosi davanti al tabernacolo in chiesa.   Ancora in una sua riflessione si evince il valore che per lui rivestiva la preghiera davanti al Santissimo Sacramento: «Gesù Cristo si è incarnato per venirci a salvare sia dal peccato originale, sia da quelli che tutti noi, ogni giorno comunque compiamo, anche involontariamente, perché purtroppo siamo molto limitati, e l’Eucaristia, non è altro che il nostro Cibo Celeste per evitare di cadere così spesso in tentazione. Quando nel Padre Nostro si dice “dacci oggi il nostro pane quotidiano e non ci indurre in tentazione”, Gesù intendeva dire “dacci oggi anche l’Eucaristia quotidiana”».

La grande devozione che Carlo nutriva per l’Eucaristia e per il Santo Rosario non gli impediva di essere un ragazzo vivace e pieno di amici e di interessi, suscitando grande stima da parte di moltissimi suoi compagni. Era capace di vivere e trasmettere la sua amicizia con Gesù (la sua fede) senza che per questo i suoi compagni lo prendessero in giro, ma anzi loro ne avevano grande stima percependo in lui qualcosa di meraviglioso. Viveva infatti tutte le realtà della sua giovinezza (gioco, amici, studio, divertimento, interessi, passioni, servizio e persino la carità) nella normalità ma sempre con grande intensità, come se tutto fosse un dono straordinario da non sciupare e da far fruttare.

Grande era la devozione di Carlo anche per la Madonna; in particolare era stato colpito dalle apparizioni e rivelazioni di Fatima. Aveva imparato anche le preghiere che Maria aveva insegnato ai tre Pastorelli, e quelle dell’Angelo che era apparso loro, prima delle apparizioni di Maria, che qui riportiamo:

Dio mio! Credo, adoro, spero e vi amo.

Vi chiedo perdono per coloro che non credono, non adorano, non sperano e non vi amano.

Trinità Santissima, Padre, Figlio e Spirito Santo,

vi offro il preziosissimo Corpo, Sangue, Anima e Divinità di Gesù Cristo, presente in tutti i tabernacoli della terra, in riparazione degli oltraggi, dei sacrilegi e delle indifferenze con cui è offeso.

E per i meriti infiniti del suo Santissimo Cuore e del Cuore Immacolato di Maria, vi chiedo la conversione dei poveri peccatori.

L’augurio è che tutti noi, e in particolare i ragazzi che ricevono la Prima Comunione, possiamo coltivare la fede non come qualcosa di formale e astratto, ma autentica e reale amicizia quotidiana con il Signore. Carlo ci dice che questo è possibile!

don Maurizio

 

CARLO ACUTIS: MODELLO DI SANTITA’ NON SOLO PER RAGAZZI E GIOVANI

(settimanale Insieme n.41/2020)

Carlo Acutis viene beatificato proprio in questi giorni (10 Ottobre 2020) ad Assisi. La sua figura e la sua esperienza umana e cristiana è sicuramente un modello di vita per i ragazzi e per i giovani e, di riflesso, per tutti gli adulti che vogliono essere maturi nella fede. Carlo è di particolare esempio proprio ai ragazzi che in queste settimane riceveranno la Prima Comunione, perchè nella sua giovane vita ha fatto dell’Eucaristia il riferimento fondamentale della sua esistenza di ragazzo e di adolescente. Egli era solito affermare: «L’Eucaristia è la mia autostrada per il cielo». Ai ragazzi della Prima Comunione e a i loro genitori dedichiamo e affidiamo questa sua affermazione che è diventata il suo stile di vita.

Carlo Acutis (1991-2006), morto a soli 15 anni a causa di una leucemia fulminante, nella sua brevissima esistenza ha dato intensa testimonianza di vita autenticamente cristiana, vissuta in modo eroico e al tempo stesso normale, alimentata dal suo grande amore per il Signore presente soprattutto nel Sacramento dell’Eucaristia e dalla devozione filiale verso la Santissima Vergine Maria.

Carlo era un adolescente del nostro tempo, simile a molti altri. Impegnato nella scuola, tra gli amici, grande appassionato di personal computer. Allo stesso tempo era un grande amico di Gesù Cristo; recitava il Rosario e frequentava la Messa tutti i giorni; faceva spesso anche l’Adorazione Eucaristica. 

Il giovane Carlo era molto dotato per tutto ciò che è legato al mondo dell’informatica, tanto che sia i suoi amici che gli adulti laureati in ingegneria informatica lo consideravano un genio.   Gli interessi di Carlo spaziavano dalla programmazione dei computer, al montaggio dei film, alla creazione dei siti web, ai giornalini di cui lui faceva anche la redazione e l’impaginazione, fino ad arrivare al volontariato con i più bisognosi, con i bambini e con gli anziani.  Era insomma un mistero questo giovane di Milano, che prima di morire è stato capace di offrire le sue sofferenze per il Papa e per la Chiesa.

La santità: è il suo chiodo fisso, il suo obiettivo, la molla che lo fa stare in modo “diverso” sui banchi di scuola, in pizzeria con gli amici o in piazzetta per la partita di pallone. Nel suo sito internet c’è la sezione “scopri quanti amici ho in cielo”, dove compaiono i santi “giovani”, quelli che hanno raggiunto la santità in fretta.

Ma che cosa distingue Carlo da tanti suoi coetanei? In realtà non molte cose se non il fatto che Carlo trova in Gesù Cristo l’Amico, il Maestro, il Salvatore, la Ragione stessa della sua esistenza.

L’altra colonna fondamentale su cui costruisce la sua vita è la Madonna. È fedele, per amor suo, alla recita quotidiana del Rosario, diffonde la devozione mariana tra i conoscenti, visita i suoi santuari.

Muore il 12 ottobre 2006 e lo seppelliscono nella nuda terra ad Assisi, la città di San Francesco, che più di altre ha amato e nella quale andava spesso per fare dei ritiri spirituali.

Desiderare di vivere una vita Bella, Buona e Vera

Riportiamo alcuni stralci della testimonianza di Monsignor Gianfranco Poma, Parroco a Milano di Carlo, da lui molto amato e stimato.

«…Trascorrono i mesi, e intanto il “passaggio” del giovane Carlo Acutis mi si rischiara sempre più nitidamente come un segno della grazia, un segno non comune, eccezionalmente accessibile e molto famigliare.

Ho motivi per avvertirne l’importanza e la bellezza, proprio in riferimento alla “normale quotidianità evangelica” dello stile della sua vita, quale mi si è manifestata nelle frequenti occasioni in cui sono venuto a contatto con lui.

Tutti questi ricordi a raggiera hanno una caratteristica impressionante: la percezione che Carlo abitasse un assetto di vita assolutamente normale ma con un’armonia assolutamente speciale. Nessuna ostentazione, nessuna inclinazione ad apparire “speciale”, nessun volontarismo mirato a costruire per sé un’immagine di supremazia; al contrario, appariva sempre a proprio agio nel lasciar trasparire integrità, gusto per la vita nelle sue molteplici espressioni, semplicità di modi e di linguaggio (nel senso di naturale assenza di doppiezza o di calcolo).

Era un ragazzo dotato, come tutti riconoscono: intelligenza lucida e concreta e senso di responsabilità, fine senso dell’humour e chiaro orizzonte dei valori non barattabili; un ragazzo franco e affettuoso, ma senza orgoglio e alieno da manovre possessive, appassionato e disinteressato, sapeva investire energie, capacità e amabilità; puntualmente paziente nelle fatiche della realizzazione di progetti di gruppo, abitualmente estraneo alle rivalse del risentimento e del puntiglio. Lontanissima da lui la smania del primeggiare e del costruirsi un ruolo divistico, benché avesse eccellenti qualità di prontezza e di gradevolezza nella conversazione e nel porgersi. Sobrio nella vita e nelle aspirazioni. Chi lo ricorda oggi, ne scopre con crescente sorpresa una non comune “gradevole giustezza” di chiara radice cristiana.

Non si limitava all’adempimento del precetto festivo: non era infrequente incontrarlo in una delle Messe feriali, assorto e sereno nella sua partecipazione attiva.

Si rendeva volentieri disponibile alla collaborazione con la comunità: fu tra i più entusiasti promotori del sito elettronico della Parrocchia, fornito com’era di agilità mentale e di accurato aggiornamento nell’uso dei sistemi informatici.

Carlo era consapevole della propria “originalità” di percorso e di espressione religiosa: sua l’affermazione famosa: «tutti nascono originali ma poi molti muoiono fotocopie». Incapace di qualsiasi sgarbo polemico, non rinunciava però a mettere a fuoco il proprio discernimento circa la sua storia di incontro con la buona sostanza del Vangelo.  È questo l’aspetto che più mi ha colpito, e che più mi ha convinto: che Carlo aveva ricevuto un dono spirituale non comune. Per questo, avendogli egli corrisposto con solare semplicità d’animo, la sua vita poteva rappresentare un visibile messaggio particolarmente adatto a dire l’armonia cristiana dentro le caratteristiche della sua età e dinanzi ai più comuni modi di esistenza del nostro mondo e del nostro tempo.

Riaffermo con accresciuta convinzione circa l’“impronta”eucaristica della sua vita. Ora so che molti l’avevano percepito e oggi ne custodiscono devotamente e spontaneamente la memoria, anche rivolgendosi a lui nella preghiera.