speciale mese di Maggio

A differenza dello scorso anno, quest’anno possiamo celebrare la preghiera del santo Rosario invitando i fedeli in presenza, mantenendo sempre gli essenziali protocolli di sicurezza sanitaria: distanziamento e mascherina.

Reciteremo il santo Rosario alle ore 21.00 all’aperto (tempo permettendo – altrimenti presso la chiesa vicina) in queste date e in questi luoghi:

Mercoledì 05 Maggio: sagrato Madonna in Campagna 

Mercoledì 12 Maggio: Cortile Oratorio Femminile

Mercoledì 19 Maggio: Campi sportivi San Giuseppe

Mercoledì 26 Maggio: Cortile Oratorio Maschile

Lunedì 31 Maggio Festa Visitazione a Santa Elisabetta Conclusione con Santa Messa Madonna in Campagna

VERGINE MADRE, FIGLIA DEL TUO FIGLIO… – Dante e la figura di Maria (Insieme n.18.2021)

II poeta per antonomasia nacque nel 1265 a Firenze, ove si dedicò agli studi e alla vita politica nel travagliato periodo che vide affrontarsi Guelfi e Ghibellini e poi Guelfi bianchi e neri. Vicino alla parte bianca per la sua opposizione alla supremazia politica della Chiesa su Firenze, la discesa di Carlo di Valois nella città toscana (voluta da Bonifacio VIII) e la conseguente vittoria dei Neri lo costrinsero all’esilio. Vagò per le principali corti dell’Italia settentrionale, senza mai tornare nella sua città, per trascorrere infine i suoi ultimi anni a Ravenna, dove morì nel 1321. 

In questo mese di Maggio dedicato alla Madonna non potevamo non aprire la preghiera e la riflessione, che accompagneranno queste settimana, con la poesia del grande poeta Dante, proprio in questo anno del settecentesimo anniversario della sua morte. I versi che seguono sono la preghiera con cui san Bernardo di Clairvaux raccomanda alla Vergine, nel canto XXXIII del Paradiso, il pellegrino Dante. Il Paradiso si apre così con la preghiera che san Bernardo rivolge alla Vergine  e si conclude con la visione di Dio; si tratta di una preghiera tra le più belle concepite da mente umana. Un omaggio a Maria e un piccolo trattato di teologia dell’Incarnazione. Forse nella letteratura italiana non esiste una definizione più bella di Maria e dell’Amore divino che si è fatto carne per incontrare l’uomo e risollevarlo dalla sua condizione di peccato. Una preghiera che forse dovremmo leggere nel silenzio e commentare con il cuore. Questa del canto XXXIII del paradiso non è l’unica contemplazione della Vergine Maria da parte di Dante: San Bernardo lo aveva già introdotto alla fine del canto XXXI, dove esorta il sommo poeta a volare con gli occhi dal basso in alto verso la rosa dei beati.  Seguendo l’esortazione di san Bernardo, Dante leva verso l’alto della rosa (…) gli occhi che contemplano estasiati la gloria e il trionfo della Vergine, la cui fulgida bellezza, tra «più di mille angeli festanti», riversava la letizia negli occhi dei beati. Il canto XXXI si chiude così con la temporanea visione estatica del trionfo della Vergine da parte di Dante e di san Bernardo. Il compito essenziale di san Bernardo, che sostituisce Beatrice nella guida di Dante in quest’ultima fase della sua ascesa a Dio, è quello di dirigere e assistere Dante nel propiziare dalla Vergine la grazia della visione di Dio, che solo con la sua mediazione può divenire operante. Ciò corrisponde alla convinzione della mediazione universale della Vergine, secondo la quale è volontà di Dio che Maria serva da “canale” della grazia divina la cui sorgente è Gesù Cristo. Ecco dunque la preghiera di san Bernardo nel canto XXXIII: una lode alla Vergine scandita tutta sul tema del sublime incontro fra umano e divino.

(1) Vergine Madre, figlia del tuo figlio, 

umile e alta più che creatura, 

termine fisso d’etterno consiglio,

(4) tu se’ colei che l’umana natura 

nobilitasti sì, che ‘1 suo fattore

non disdegnò di farsi sua fattura.

(7) ventre tuo si raccese l’amore, 

per lo cui caldo ne l’etterna pace 

così è germinato questo fiore.2

(10) Qui se’ a noi meridiana face3

di caritate, e giuso, intra ‘ mortali,

se’ di speranza fontana vivace.

(13) Donna, se’ tanto grande e tanto vali, 

che qual vuoi grazia e a te non ricorre, 

sua disianza vuoi volar sanz’ ali.

(16) La tua benignità non pur soccorre 

a chi domanda, ma molte fiate 

liberamente al dimandar precorre.

(19) In te misericordia, in te pietate, 

in te magnificenza, in te s’aduna 

quantunque in creatura è di bontate.4

(22) Or questi, che da l’infima lacuna 

de l’universo5 infin qui ha vedute 

le vite spiritali ad una ad una,

(25) supplica a te, per grazia, di virtute 

tanto, che possa con li occhi levarsi 

più alto verso l’ultima salute.

(28) E io, che mai per mio veder non arsi 

più ch’i’ fo per lo suo, tutti miei prieghi 

ti porgo, e priego che non sieno scarsi,

(31) perché tu ogne nube li disleghi

di sua mortalità co’ prieghi tuoi, 

sì che ‘1 sommo piacer li si dispieghi.

(34) Ancor ti priego, regina, che puoi 

ciò che tu vuoli, che conservi sani, 

dopo tanto veder, li affetti suoi.

(37) Vinca tua guardia i movimenti umani:

vedi Beatrice con quanti beati

per li miei prieghi ti chiudon le mani!7

(Paradiso XXXIII, 1-39)

1 Cf. Gv 1,3.

2 La candida rosa dei beati del Paradiso dantesco.

3 Fiaccola splendente.

4 Tutto ciò che c’è di buono negli esseri creati.

5 Dall’inferno.

6 Gli tolga ogni impedimento.

7 Tendono verso di te le mani giunte.

Di questo canto ne tentiamo una trasposizione letteraria più leggibile nel nostro linguaggio attuale, per comprenderne meglio i contenuti e coglierne la bellezza e la profondità già espresse ampiamente dall’altissima poesia di Dante.

1. «Vergine Madre, figlia di Dio tuo Figlio, umile e elevata più di tutte le creature, predestinata (termine fisso) per eterno decreto (di Dio), 

4. tu sei Colei che ha tanto nobilitato l’umana natura, che il Verbo, il quale l’aveva creata (‘/ suo fattore), non sdegnò di farsi membro della natura stessa (sua fattura). 

7.Per l’incarnazione, compiutasi nel tuo seno (Nel ventre tuo), si riaccese l’amore (tra l’uomo e Dio) per il cui calore nell’eterna pace del cielo è venuta sbocciando questa mistica rosa (questo fiore). 

10. Quassù (in paradiso) per noi tu sei un sole splendente in pieno meriggio (meridiana face) di carità e per i mortali laggiù sei viva fonte di speranza. 

13. O Signora, tu sei tanto grande e potente (tanto vali) che chiunque vuol grazia e non ricorre a te per averla è come se sperasse di poter volare senza avere le ali. 

16. La tua bontà non solo (pur) soccorre chi ti prega, ma spesso (molte fiate) con liberalità previene la stessa preghiera. 

19. In te c’è misericordia, in te c’è pietà, in te magnificenza, in te s’assomma quanto (s’aduna qantunque) c’è di buono nelle creature. 

22. Ora costui, che (venendo) dall’abisso infernale (da l’infima lacuna de l’universo) fin quassù ha veduto una per una le varie condizioni degli spiriti trapassati (vite spiritali), 

25. ti supplica d’ottenergli, per tua grazia, tanta virtù che possa spingersi con la vista ancora più in alto verso la beatitudine suprema (ultima salute). 

28. E io, che non desiderai mai così ardentemente di vedere (che mai per mio veder non arsì), più di quanto desideri che lui (Dante) veda, ti porgo tutte le mie preghiere e ti prego che non siano insufficienti, 

31. perché tu con la tua preghiera lo liberi da ogni nube della sua mortalità così che gli si manifesti senza veli Dio, somma letizia. 

34. O Regina, che puoi tutto quello che vuoi, io ti prego ancora che gli conservi sani tutti gli affetti, dopo una così privilegiata visione (dopo tanto veder). 

37. La tua protezione (guardia) vinca (in lui) i movimenti disordinati {delle passioni): vedi Beatrice con tutti gli altri santi che tendono a te le mani congiunte (ti chiudon le mani) perché tu esaudisca la mia preghiera (per li miei prieghi)!».

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