proposta pastorale 2021/22

ECCO LA PROPOSTA PASTORALE DELL’ARCIVESCOVO PER L’ ANNO PASTORALE 2021-22

In «Unita, libera, lieta. La grazia e la responsabilità di essere Chiesa» monsignor Delpini invita a promuovere reciprocità e coralità e a riscoprire la gioia cristiana. Particolarmente importante e atteso è un approfondimento sulla nascita delle Assemblee sinodali decanali.
«Come attraversiamo il tempo che viviamo, noi discepoli del Signore?»: si apre con questa domanda la Proposta pastorale 2021-22 dell’Arcivescovo di Milano, mons. Mario Delpini nella sua lettera dal titolo: «Unita, libera, lieta. La grazia e la responsabilità di essere Chiesa».

La proposta si articola in tre percorsi per la vita delle comunità cristiane: il primo, di ascolto della Parola, attraverso la lettura e la meditazione dei capitoli 13‒17 del Vangelo secondo Giovanni; il secondo, di trasformazione del volto del decanato, verso la costituzione dell’Assemblea Sinodale Decanale e del Gruppo Barnaba; il terzo, il nuovo protagonismo della famiglia, nell’anno speciale indetto da papa Francesco “Famiglia Amoris Laetitia”.

Con un inevitabile riferimento alla pandemia, e riprendendo una lettera dei vescovi lombardi diffusa nel settembre dello scorso anno (“Una parola amica”), monsignor Delpini suggerisce anzitutto alcuni “percorsi di sapienza”: imparare a pregare, a pensare, a sperare oltre la morte, a prendersi cura. Aggiungendo: «In questo tempo di prova e di grazia la Proposta pastorale intende convocare la comunità cristiana perché sia un segno che aiuta la fede e la speranza, proponendo il volto di una Chiesa unita, libera e lieta come la vuole il nostro Signore e Maestro Gesù».
Nella consapevolezza che «la lampada per illuminare i nostri passi è la Parola di Dio», l’Arcivescovo propone nella Lettera l’ascolto e la meditazione dei capitoli 13-17 del Vangelo di Giovanni, pagine
in cui Gesù dialoga con i discepoli prima della Passione, un «invito a percorrere la via dell’amicizia»
in cui chi segue Gesù «sperimenta che la fede è un rapporto personale con lui: in questo rapporto il
comandamento e la verità si rivelano come il dimorare del tralcio nella vite, piuttosto che come l’indicazione di adempimenti e la consegna di una dottrina». Alla illustrazione dei molteplici significati di questi capitoli del Vangelo è dedicata un’appendice a cura di don Isacco Pagani, Pro Rettore del Seminario di Venegono.

Nella parte centrale della Proposta pastorale monsignor Delpini approfondisce poi i significati dei tre aggettivi indicati nel titolo: che cosa significa essere una Chiesa unita, libera e lieta, e che cosa implica accogliere o tradire questa responsabilità?
Della chiamata all’unità l’Arcivescovo sottolinea soprattutto gli aspetti della reciprocità e della coralità. «Non siamo ingenui – avverte -: le tentazioni di protagonismo, di rivalità, di invidia, di scarsa stima vicendevole sono sempre presenti e seducenti. (…) In questo esercizio, per certi versi inedito di comunione, di “pluriformità nell’unità” possiamo essere aiutati da quella singolare forma di scuola cristiana che è l’esercizio della sinodalità a cui siamo chiamati in questi anni».
In questo capitolo della Proposta monsignor Delpini illustra anche l’importante percorso che la Diocesi intraprende in questo anno, ovvero la nascita delle Assemblee sinodali decanali: «Questo processo non intende sovraccaricare i sacerdoti di ulteriori compiti, ma provocare tutte le vocazioni (laici, consacrati, diaconi e preti) ad assumere la responsabilità di dare volto a un organismo che non deve “guardare dentro” la comunità cristiana; piuttosto deve guardare al mondo del vivere quotidiano dove i laici e i consacrati hanno la missione di vivere il Vangelo». Ad avviare il percorso di costituzione delle Assemblee sinodali decanali saranno i cosiddetti “Gruppi Barnaba”, che riceveranno il mandato in una celebrazione in Duomo il 17 ottobre.

A questi argomenti è dedicata la seconda appendice in fondo alla lettera.
«La Chiesa è libera – scrive Delpini nel capitolo su questo secondo aggettivo – quando accoglie il dono del Figlio di Dio; è lui che ci fa liberi davvero; liberi dalla compiacenza verso il mondo, liberi dalla ricerca di un consenso che ci rende inautentici; liberi di vivere il Vangelo in ogni circostanza della vita, anche avversa o difficile; Chiesa libera di promuovere la fraternità universale, Chiesa libera di vivere e annunciare il Vangelo della famiglia».
A proposito della famiglia, uno spazio particolare viene dato alle proposte del Servizio diocesano per la Pastorale familiare, in un anno che la Chiesa universale dedica all’Amoris Laetitia e che prepara all’Incontro mondiale della Famiglie che si svolgerà a Roma nel giugno 2022. Sempre in fondo alla lettera, a questo tema è dedicata la terza appendice.

Nella parte dedicata alla “Chiesa lieta”, in cui si richiamano alcuni punti fondamentali del pensiero di papa Francesco sulla gioia, il nostro arcivescovo sottolinea che «è riduttivo definire la gioia come esperienza individuale. La festa è l’espressione comunitaria della gioia condivisa tra le persone». E
con riferimento più diretto alla vita delle comunità cristiane scrive: «È necessario che, attraverso la
cura delle celebrazioni, si creino le condizioni perché si esprima la gioia frutto dello Spirito. Le celebrazioni tristi, grigie, noiose sono forse il segno di comunità tristi, grigie, noiose». «La gioia cristiana – conclude mons. Delpini – non è un’emozione ma più profondamente un habitus che dona energie spendibili nella vita di ogni giorno, a livello individuale, familiare e sociale».

Ovviamente vi invitiamo a leggere personalmente la lettera pastorale e lo raccomandiamo soprattutto a tutti gli operatori pastorali e in particolare ai consiglieri degli organi di partecipazione, con la sollecitazione a farne oggetto di dibattito e scambio in modo che si possano raccogliere altri contributi e suggerimenti da parte di tutti i laici.

don Maurizio