Speciale Avvento e S.Natale

Domenica 16 Dicembre: V Domenica di Avvento

 

NOVENA di NATALE dei RAGAZZI: inizio Lunedì 17 Dicembre, alle ore 17.00, in Chiesa S.Martino

  • lunedì 17: animano i ragazzi del II anno (III elementare)
  • martedì 18: animano i ragazzi del I anno (II elementare)
  • mercoledì 19: animano i ragazzi del IV anno (V elementare)
  • giovedì 20: animano i ragazzi del III anno (IV elementare)
  • venerdì 21: giornata conclusiva della Novena dei ragazzi.

Speciale S. CONFESSIONI chiesa S.Martino

Da Lunedì 17 a Venerdì 22 Dicembre: ore 10.30 – 12.00; ore 16.00 – 18.00

Lunedì 17 Dicembre, ore 21.00: adolescenti e giovani

Giovedì 20 Dicembre, ore 17.30: ragazzi/e V elementare

Sabato 22 Dicembre

  • ore 10.00: ragazzi/e I media;
  • ore 11.00: ragazzi/e II media;
  • ore 15.00: ragazzi/e III media

Lunedì 24 Dicembre ore 10.30 – 12.00; ore 14.30 – 16.00

CELEBRAZIONI NATALIZIE
Lunedì 24 Dicembre – Vigilia di Natale
ore 16.00 in San Martino S. Messa per tutti i ragazzi del catechismo e loro famiglie
ore 17.00 in San Giuseppe S.Messa vigiliare
ore 18.00 in San Martino S. Messa vigiliare
ore 23.30 Veglia e S. Messa di Mezzanotte in San Martino, San Giuseppe, Madonna in Campagna
Martedì 25 Dicembre – Natale del Signore
Celebrazioni come da orario S.Messe festive
Mercoledì 26 Dicembre – Santo Stefano
ore 8.30 S.Messa in San Martino
ore 10.00 S.Messa in Madonna in Campagna
ore 10.30 S.Messa in San Giuseppe
ore 18.00 S.Messa in San Martino

Sabato 22 Dicembre ore 21.00 tombolata di Natale presso centro polivalente San Giuseppe

Domenica 23 Dicembre ore 10.00 NATALE DELLO SPORTIVO: S. Messa al palazzetto (NO in S.Martino)

Con l’inizio dell’Avvento in chiesa San Martino celebreremo sempre la preghiera di LODI prima della S.Messa domenicale delle ore 8.30, ritrovandoci a pregare con chi desidera alle ore 8.15, preparando così un clima di preghiera per le celebrazioni dell’Eucaristia e iniziando il giorno del Signore lodandolo.

CARITAS: speciale Avvento

      locandina_viveri 2018

 

Domeniche di Avvento – RACCOLTA VIVERI
“I poveri li avete sempre con voi …” (Mt. 26.11) è lo slogan dell’iniziativa caritativa di Avvento della Caritas Cittadina ed è anche un richiamo forte a ricordarci che accanto a noi ci sono sempre persone deboli e in difficoltà che hanno bisogno del nostro aiuto. Vivere di fede significa comprendere che non possiamo vivere l’amore per Dio se non viviamo quello per il prossimo e anche in questo Avvento cercheremo di aiutare tutti coloro che ancora fanno fatica ad avere il necessario per una alimentazione adeguata. “Siamo solidali con loro” è quindi l’invito rivolto ai parrocchiani di S. Martino e S. Monica, ad offrire una borsa di viveri, o a mettere il corrispettivo in denaro nella busta “la spesa che non pesa”, a favore delle persone in difficoltà seguite dal Centro di Ascolto.

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COME PREPARARSI AL NATALE: antidoti alla smemoratezza per la riscoperta del “complemento di specificazione”
La frenesia e l’irrequietezza, la mancanza di tempo per fare tutto e il correre ansioso dei preparativi – ma, alla fine, preparativi per che cosa… – sembrano caratterizzare questi giorni in vista del Natale (“del Signore”) anche se mancano ancora alcune settimane.
Già: “Natale del Signore”; un modo di dire ormai fuori moda se non quasi del tutto scomparso. Espressione che stupisce e ci sorprende, quasi memoria soffocata dagli anni che come un flash riappare ma rimane estranea al nostro pensiero, o al più rievoca sentimenti e affetti lontani nella storia personale di ciascuno e che persino la società ne ha perso le tracce.
Natale è piuttosto altro nella cultura e nella società di oggi, non certo il Natale del Figlio di Dio: vera essenza, però, di questa festa. Assistiamo ad una presenza affollata di alberi di Natale di tutte le fogge ed espressioni artistiche, siamo circondati da ogni parte da “Babbi Natale”, da renne, slitte ed elfi che ci trasferiscono in mondi magici ma artificiosi; per non parlare poi dello sfavillio di luminarie di tutte le forme che se non rimandano al tema teologico della luce servono solo ad abbagliare e ammagliare gli occhi, ma poco illuminano il cuore dell’uomo.
Di Gesù Bambino, invece nessuna traccia o almeno, per non essere troppo pessimisti, poche tracce! Si potrebbe continuare in questa interessante disanima profetica del tempo presente, penetrando nel subconscio della gente del nostro tempo che si prepara al Natale (non dovremmo però mai dimenticarci di aggiungere il complemento di specificazione: “del Signore”, perchè di questo si tratta) e di noi stessi non esclusi. Ma non ci addentriamo in questo percorso che lasciamo ad altro tempo e luogo. Ci preme adesso solo suggerire semplicemente qualche antidoto al rischio di perderci in tanti natali e di non cogliere che il Natale è quello “del Signore”.

Un primo antidoto è fatto per esempio di un po’ di calma e di silenzio che permette di recuperare il senso della nascita di Gesù, avvenimento assolutamente unico e salvifico; ed è proprio per questo che la storia lo ricorda da più duemila anni e non lo potrà mai più dimenticare – forse smarrire, ma la sua memoria sempre riaffiorerà.
Oltre alla calma e al silenzio che potranno generare la preghiera, un secondo antidoto alla perdita di memoria di ciò che è il Natale (“del Signore”) potrebbe essere l’utile lettura della lettera, “Benedire la via” che il nostro Arcivescovo Mario ha scritto proprio in occasione della visita natalizia alle famiglie. Le famiglie visitate per la benedizione l’hanno ricevuta attraverso i sacerdoti, ma tutti possono procurarsela anche presso la casa parrocchiale.
Un terzo modo per prepararsi al Natale (“del Signore”) è vivere il “calendario dell’Avvento” che tutti i ragazzi del catechismo hanno ricevuto, per “sfogliarlo” giorno per giorno con la loro famiglia.
Un quarto modo è la partecipazione alla Novena di Natale (“del Signore”) sia quella che proporrà don Matteo e l’oratorio della nostra parrocchia, sia quella che ha proposto il nostro arcivescovo inventando nove inedite statuine da inserire nel presepe per riscoprire il valore dell’affetto sincero, la gioia del donare, l’amore per sempre…e molto altro ancora; oppure anche solo inventando una nostra personale-famigliare novena con un semplice pensiero o preghiera nelle sere che precedono il Natale (“del Signore”).
Un altro antidoto è certamente quello di preparare il presepe di Natale (“del Signore”, ovvero quello con Gesù Bambino) magari insieme come famiglia, per sentirsi tutti partecipi di una storia di Grazia e non semplicemente di un avvenimento storico o favolistico che va rievocato come elemento ancestrale di tradizioni popolari.
Un sesto antidoto è quello di riscoprire la figura de tre Magi: non chiamiamoli re, perchè forse sono qualcosa di più; non chiamiamoli nemmeno astronomi perchè forse, guardando le stelle, semplicemente cercavano l’Astro, Colui che è il principio e il fine di tutto; non ci permettiamo nemmeno di chiamarli saggi o sapienti, perchè forse erano solo curiosi come i bambini, contenti solo quando incontrano qualcuno che da sempre e per sempre li ama. L’antidoto dei Magi ci permette, come loro, di essere sempre in cammino, ci sprona a non fermarci mai e ad aver fiducia che lungo il cammino non è vero che le nostre forze vengono meno, ma anzi cresce il nostro vigore (salmo 84) perchè sappiamo bene qual é la meta che ci sta davanti e allora non vediamo l’ora di raggiungerla e di perderci in essa, avvolti come da un abbraccio paterno e fraterno (quello del Padre e del Figlio, appunto: il Natale, quello “del Signore”).
Infine c’è un ultimo antidoto (il settimo e ci fermiamo qui, anche se ce ne sono altri…): la possibilità di riconciliarci, ma non perchè è Natale (“del Signore”) e allora bisogna confessarsi, ma perchè alla festa della vita si può partecipare solo con l’abito bello. Per questo la prossima settimana saranno pubblicati gli orari e tutte le possibilità per accostarsi alla riconciliazione per tempo e non all’ultimo momento, cadendo nella logica frenetica e nella dimenticanza del “complemento di specificazione” di cui abbiamo parlato all’inizio.
Già, il “complemento di specificazione”: come è utile nella nostra lingua italiana per non dimenticarci che il Natale è il Natale “del Signore”!

don Maurizio

IL FUTURO PASSATO
Avvento: elogio dello strabismo per non smettere di essere in cammino come pellegrini

Lo sappiamo bene che spesso – almeno nel luogo comune di pensare e dire – identifichiamo il passato con l’età dell’oro e invece il futuro lo dipingiamo, nei migliori dei casi, come il tempo dell’incertezza o, nella peggiore delle previsioni, come anticamera di devastanti scenari apocalittici. La fatica, ma anche la sfida, è quella di tenere insieme questi due tempi senza enfatizzare eccessivamente il primo e senza demonizzare oltremodo il secondo.
In tutta la tradizione biblica c’è questo costante intreccio tra passato e futuro, tra il “già” vissuto e il “non ancora del tutto” realizzato. A dire il vero, anche tutta l’esistenza cristiana si sviluppa entro questi due riferimenti che hanno a che fare con la memoria e la dimenticanza: dal Battesimo all’Eucarestia. Che è come dire: non dimentichi il tuo essere figlio di Dio ricevuto nel primo sacramento se ti ricordi di alimentarti dell’Eucarestia, pane che nutre e sostiene il cammino della tua vita di discepolo verso il pieno compimento della tua esistenza.  E’ una legge della vita: il futuro per avere consistenza ha bisogno di nutrirsi alla linfa sapiente del passato e insieme il passato, per non restare solo inutile nostalgia, ha bisogno di una progettazione sempre rinnovata.
Del resto proprio l’Avvento, il tempo liturgico che stiamo vivendo, ci insegna a vivere questo fondamentale equilibrio tra i due aspetti. Infatti, mentre da un lato ci fa rileggere il grande tempo dell’attesa del Messia da parte del popolo ebraico, dall’altro è un continuo invito a guardare con speranza al futuro di Dio, che invece è ancora tutto da scrivere. E’ praticamente un elogio dello strabismo: un occhio al passato, capace di lodare per i doni ricevuti, e insieme un occhio positivo al futuro, carico anch’esso di tutte le possibilità perché il nostro Dio è il Dio così libero e così potente da dare alla sua potenza la forma della generazione. Generare qualcun altro significa garanzia di futuro: io ti prometto, io voglio che tu possa. Lo Spirito è la reale potenza di Dio e Dio, che ha questa potenza, decide di darle la forma della generazione facendo in modo che ci sia qualcuno – il Figlio, il “Venuto” che attendiamo, e noi nel Figlio – che lo fronteggi e possa agire con la stessa potente libertà. Questo fa di Dio un generante, un genitore, un Padre. E questo fa di noi non dei meri esecutori, ma dei liberi figli in dialogo col Padre e capaci al tempo stesso della sua stessa potenza di generare, di creare libertà e futuro.
Non va tuttavia dimenticato che “passato” e “futuro“ hanno un punto d’incontro: è “il presente”! E’ qui che avviene la sintesi dei due aspetti, perché non rimangano né momenti di vana nostalgia né di inutili illusioni effimere.  Ma il presente ci obbliga a non stare fermi, al contrario: ad essere in cammino, a creare le condizioni per alzare lo sguardo e contemplare l’opera di Dio dentro la storia e oltre la storia. La venuta e la nascita del Figlio di Dio è certo un invito a contemplare il misterioso e provvidenziale disegno di Dio che si compie nel tempo e nella storia, ma insieme ci sprona a desiderare il compimento di questo disegno rendendoci disponibili a collaborarvi con la vocazione alla santità che tutti ci riguarda.
Siamo un popolo in cammino e dobbiamo vivere il presente come cammino, perchè il presente ci dice che “non abbiamo quaggiù una città stabile, ma andiamo in cerca di quella futura” (Eb 13,14). Siamo invitati ad alzare lo sguardo, a guardare al passato per costruire il futuro, a vivere un presente che, nella dinamica di memoria e desiderio di futuro, supera il “si è sempre fatto così” e ci costituisce “pietre vive”. Siamo sollecitati a imparare la preghiera dello Spirito e della Chiesa: “Vieni!. E chi ascolta, ripeta: vieni!” (Ap 21,2). Proprio questa dinamica, non solo di cammino ma di vero e proprio pellegrinaggio, è il motivo che ci permette di pensare e praticare con coraggio un inesausto rinnovamento/riforma della nostra fede e della Chiesa.
Il tempo dell’Avvento consente alla Chiesa di fare memoria del passaggio tra noi di Colui che però deve ancora venire, e ne percepisce l’appello ad un continuo rinnovamento. Viviamo vigilando nell’attesa. Viviamo pellegrini camminando verso qualcuno e proprio per questo non possiamo vivere di nostalgia, di risentimenti, di posizioni arroccate e di rivendicazioni. Soltanto chi si è messo in cammino senza questi pesanti fardelli – i pastori, i Magi… – ha potuto incontrare Colui che deve venire e, dopo averlo incontrato, ha ripreso nuovamente il cammino con ancora maggiore vigore e nuovo entusiasmo. L’Avvento, con il suo prezioso esercizio di “strabismo” ci permetta di fare un cammino così!

don Maurizio