Sinodo Minore

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L’ARCIVESCOVO DI MILANO, DELPINI, INDICE  IL SINODO MINORE SU

«LA CHIESA DALLE GENTI»

sìnodo [dal lat. tardo synŏdus (f.), gr. σύνοδος (f.) «adunanza, convegno», comp. di σύν «con, insieme» e ὁδός «via, cammino»].  Il Sinodo dei Vescovi è un’assemblea dei rappresentanti dell’episcopato cattolico che ha il compito di aiutare con i suoi consigli il Papa nel governo della Chiesa universale.

Stessa religione cattolica, ma lingue e culture diverse. Come vivere la fede nelle parrocchie sempre più multietniche? Un percorso di studio, riflessione e decisione per definire le modalità attraverso le quali annunciare adeguatamente il Vangelo, celebrare i sacramenti, vivere l’esperienza della carità nelle parrocchie ambrosiane, tutte sempre più multietniche.  L’arcivescovo di Milano, mons. Mario Delpini, ha indetto il sinodo minore “Chiesa delle genti, responsabilità e prospettive.

Linee diocesane per la pastorale”.
Il percorso avviato dall’Arcivescovo nasce dall’esigenza di aggiornare l’azione pastorale alla luce dei cambiamenti sociali prodotti all’interno delle stesse parrocchie della vasta Diocesi ambrosiana dai flussi migratori.
Al centro di questo sinodo non saranno i fenomeni migratori in quanto tali o l’impegno della Chiesa per l’accoglienza, da sempre oggetto di servizio per la Chiesa.
Il tema che invece sarà messo a fuoco da questo percorso riguarda l’esperienza dentro le 1107 parrocchie della Diocesi, la cui realtà è molto mutata in questi decenni anche per la presenza di cattolici provenienti da altre nazionalità, di lingue e culture diverse che però abitano la stessa comunità, sotto lo stesso campanile.
Affinché si evitino due rischi, l’uno speculare all’altro. Da un lato, che i cristiani migranti una volta giunti a Milano debbano pregare e celebrare solo tra di loro, per gruppi etnici o linguistici. Dall’altro, che siano i cristiani “stranieri” a doversi adeguare ad modo di essere chiesa come e dove si trovano.
La domanda ideale che tutti – milanesi da più generazioni e “nuovi ambrosiani” – dovranno porsi è: “come dobbiamo cambiare per essere anche oggi, insieme, discepoli del Signore e Chiesa delle genti?”

Ecco quanto desidera fare l’Arcivescovo.

Sono passati più di ventidue anni dalla promulgazione del Sinodo diocesano 47° (1 febbraio 1995), che si riproponeva di farsi interprete del volto di «una Chiesa che opera un paziente discernimento, valutando con oggettività e realismo il suo rapporto con il mondo e con la società di oggi» (cost. 3 § 4). Questa stessa preoccupazione esige ora l’aggiornamento di alcune parti del libro sinodale, che raccolga il frutto del cammino della Chiesa ambrosiana di questi anni e tenga conto dei rapidi cambiamenti intercorsi. Una simile prospettiva non può che realizzarsi sapendo essere Chiesa sinodale ossia, come ricorda Papa Francesco, «una Chiesa dell’ascolto, nella consapevolezza che ascoltare “è più che sentire”. È un ascolto reciproco in cui ciascuno ha qualcosa da imparare».  Non ritenendo opportuno, in questo momento, convocare un Sinodo diocesano (cann. 460-468), intendo riprendere l’antica tradizione ambrosiana di assemblee ecclesiali più agili e frequenti, nella forma dei Sinodi minori (cf Sinodo diocesano 45°, cost. 52), rileggendola tuttavia in una chiave più autenticamente sinodale, con il coinvolgimento della comunità cristiana. Intendo valorizzare in particolare l’apporto del Consiglio presbiterale e del Consiglio pastorale diocesano, e accogliendo le indicazioni di Papa Francesco su tali realtà: «soltanto nella misura in cui questi organismi rimangono connessi col “basso” e partono dalla gente, dai problemi di ogni giorno, può incominciare a prendere forma una Chiesa sinodale: tali strumenti, che qualche volta procedono con stanchezza, devono essere valorizzati come occasione di ascolto e condivisione. Il lavoro dei due Consigli sarà guidato da un’apposita Commissione di coordinamento, da me nominata e avrà cura di coinvolgere, con la maggiore ampiezza ma nel rispetto di una tempistica limitata: i decani, la Curia arcivescovile, i presbiteri, i diaconi, i consacrati e i fedeli laici. Avendo pertanto individuato nel Cap. 14 del Sinodo diocesano 47°, Pastorale degli Esteri, il tema che maggiormente abbisogna di essere rivisitato e avendo sentito il parere del Consiglio presbiterale (sessione del 31 ottobre 2017) e del Consiglio pastorale diocesano (sessione 25-26 novembre 2017), con il presente atto indico il Sinodo minore sul tema Chiesa dalle genti, responsabilità e prospettive. Linee diocesane per la pastorale.

Questi i momenti principali del percorso sinodale:

1) la Commissione di coordinamento, a partire dall’ascolto effettuato dei Consigli diocesani e sulla base delle indicazioni del magistero, predispone un documento preparatorio, che ha lo scopo di definire le questioni su cui deve essere effettuato l’ascolto della comunità dei credenti;

2) il 14 gennaio 2018, in occasione della giornata mondiale del migrante e del rifugiato e nel contesto di un momento di preghiera, presenterò all’Arcidiocesi di Milano il documento preparatorio (proponendolo specificatamente ai decani nell’assemblea del 6 febbraio 2018) e chiederò la disponibilità di tutti ad affrontare il tema indicato nel documento, rispondendo alle sollecitazioni proposte;

3) la fase dell’ascolto si estende dal 14 gennaio 2018 fino alla successiva Pasqua (1 aprile 2018) e prevede due percorsi, che saranno precisati dallo stesso documento preparatorio.

4) la Commissione di coordinamento, sulla base dell’esito dell’ascolto, predispone lo strumento di lavoro da offrire ai Consigli diocesani.

5) le sessioni del Consiglio pastorale diocesano del 21-22 aprile 2018 e del Consiglio presbiterale del 4-5 giugno 2018 sono dedicate, a partire dallo strumento di lavoro, a delineare le proposizioni in vista del documento sinodale, che dovranno avere la forma di vere norme giuridiche oppure di indicazioni programmatiche per l’avvenire, sempre con formulazioni sintetiche e avendo di mira l’azione pastorale della Chiesa particolare.

6) l’assemblea dei decani che inaugurerà l’anno pastorale 2018/19 dibatterà le indicazioni emerse dai Consigli, fornendo i propri suggerimenti all’Arcivescovo;

7) la Commissione di coordinamento, sulla base delle proposizioni dei due Consigli e visto il parere dei decani, predispone una bozza unitaria, da proporre all’assemblea dei due Consigli;

8) sabato 3 novembre 2018 i due Consigli, riuniti in assemblea unitaria, votano il testo della bozza unitaria predisposta dalla Commissione di coordinamento; l’assemblea si conclude con la celebrazione eucaristica in onore del grande pastore milanese Carlo Borromeo, che indisse i primi undici Sinodi diocesani ambrosiani;

9) l’Arcivescovo, con proprio decreto generale legislativo (can. 29), viste le indicazioni emerse dall’assemblea unitaria, promulga autorevolmente le nuove costituzioni, aggiornando e sostituendo quanto stabilito dal Cap. 14 del Sinodo diocesano 47°.

I rappresentanti delle altre Chiese e comunità ecclesiali o di altre religioni potranno essere interpellati come osservatori, nel corso del cammino sinodale, con le modalità che verranno in seguito precisate.
Affido ai Santi Ambrogio e Carlo e alla Vergine Santissima il cammino sinodale, perché aiuti la Chiesa ambrosiana ad essere sempre più fedele al suo Signore.

La Chiesa dalle genti è già in atto

È impressionante leggere le numerose risposte ai questionari sul Sinodo minore arrivate alla commissione di coordinamento in questi giorni. Singoli o gruppi (consigli pastorali, gruppi di presbiteri, associazioni e movimenti, frati e suore, amministratori comunali, etc) hanno fatto pervenire tante osservazioni, analisi e proposte. Per quanto sia sentito diversamente, tutti riconoscono l’importanza del tema: essere Chiesa dalle genti, vivere la comunione tra fedeli che provengono da culture e nazioni diverse è davvero una grande sfida per l’evangelizzazione e un contributo decisivo alla società plurale. Questo percorso può rinnovare il nostro modo di essere comunità, di vivere le celebrazioni liturgiche, fare catechesi, pastorale familiare e giovanile, farci riscoprire la pietà popolare, etc. Ci vorrà del tempo perché nei nostri ambienti si consolidino prassi nuove. Tuttavia, si possono riconoscere luoghi e relazioni che sono già un “laboratorio” per una Chiesa effettivamente dalle genti. Sono i luoghi dove l’umano si fa più stringente: ad esempio le scuole, dove i ragazzi si incontrano quotidianamente. Le scuole cattoliche e di inspirazione cristiana possono essere esperienze pilota, mostrando la ricchezza di percorsi educativi capaci di includere le differenze come valore. Decisivi sono anche i luoghi di cura, dove spesso si trovano tra il personale sanitario appartenenze culturali molto diverse. Anche questi centri sono segnati spesso dalla ispirazione cristiana. Non di rado scuole e ospedali sono legati a carismi di vita consacrata. Ecco un altro laboratorio per la Chiesa dalle genti! Nella nostra diocesi molte comunità religiose sono composte da persone di nazioni diverse; danno vita a vere e proprie comunità interculturali, in cui si impara, non senza fatica, ad accogliersi vicendevolmente, lavorando insieme per la vita buona del Vangelo. È un fenomeno nuovo, che va guidato e valorizzato; può essere di stimolo per tutti. A ben vedere la Chiesa dalle genti è già in atto.

+ Paolo Martinelli
Vescovo e Vicario episcopale

Pronti a pensarci come “Chiesa dalle genti”

Dopo una prima fase di ascolto capillare, il Sinodo diocesano entra ora in un momento successivo, cruciale per il suo sviluppo. È agli sgoccioli l’invio degli esiti della consultazione di base (frutto del lavoro di confronto e di ascolto fatto dalle parrocchie, dagli operatori della carità, dai preti e dal mondo della vita consacrata; ma anche da parecchie istituzioni educative, come pure da amministratori locali e dai migranti stessi), che ha fatto giungere alla commissione centinaia di risposte. Mostreremo i numeri e la consistenza di questa fase nelle tracce di riflessione che predisporremo per il consiglio presbiterale e pastorale diocesano.     La commissione in queste settimane è concentrata e al lavoro per stendere le sintesi e i testi che faranno da guida al momento strettamente sinodale, vissuto dai due consigli diocesani. Sono tante le indicazioni e i suggerimenti che ci sono giunti, come pure le indicazioni di fatiche e punti di tensione su cui lavorare. Emerge tuttavia con sempre maggiore lucidità un punto che fa da architrave al cammino che stiamo costruendo insieme: per essere all’altezza del cambiamento che la Chiesa di Milano sta vivendo non basta immaginare delle aggiunte o delle integrazioni agli stili che disegnano il nostro volto ecclesiale e la nostra vita di fede. Con più semplicità ma anche con maggiore coraggio occorre invece prepararci e a cambiare, a ripensarci come soggetti diversi, frutto di quel “noi” che è il risultato dell’azione di attrazione che il Crocifisso risorto continua ad esercitare nelle nostre vite e nella storia.       Un simile cambiamento non avviene a tavolino e nemmeno sarà frutto soltanto di documenti e di decreti. È opera di una Chiesa che tutta insieme si lascia guidare dallo Spirito santo; è frutto di una Chiesa che sa rimanere concentrata nella contemplazione del disegno che Dio le sta facendo realizzare dentro la storia degli uomini. Per questo motivo il lavoro delle parrocchie, il lavoro dei singoli cristiani e delle comunità non è finito: invitiamo tutti a leggere con attenzione le tracce che a breve pubblicheremo sul sito del Sinodo, per continuare a discernere assieme (passando i vari suggerimenti che vi verranno a qualche componente del consiglio presbiterale o pastorale) come Milano può essere Chiesa dalle genti.

Mons. Luca Bressan
Presidente della Commissione di coordinamento Sinodo “Chiesa dalle genti”
Vicario episcopale Arcidiocesi di Milano

Sinodo “Chiesa dalle genti”: a che punto siamo

Se paragonassimo il Sinodo a una corsa ciclistica, potremmo dire che, a oggi, non abbiamo ancora scollinato e il percorso da compiere ci impone un altro pezzo di salita: delle sette fasi previste dal cronoprogramma che scandisce il Sinodo ci lasciamo alle spalle avvio e fase di ascolto. Le prossime, impegnative tappe sono la scrittura, il confronto e poi ancora la sintesi, una proposta definitiva e, finalmente l’arrivo, con la promulgazione ufficiale delle nuove costituzioni.  La fase dell’ascolto è stata ragionevolmente lunga (anche se molti avrebbero preferito scadenze più morbide per approfondire di più e meglio) e punteggiata da qualche insidia (per alcuni imputabile alla complessità delle tracce, per altri all’impalpabilità del fenomeno in certe zone della Diocesi). Tuttavia, a qualche giorno dal termine per la consegna dei contributi, riteniamo di potere dire che davvero in molti e capillarmente si sono sentiti invitati all’incontro e al confronto sul tema “Chiesa dalle genti”, pure a fronte delle difficoltà insite nell’approcciare il tema così ampio, complesso, ma certamente cogente, di un volto di Chiesa Ambrosiana in cambiamento. La partecipazione ampia e capillare – riscontrabile dai contributi ricevuti da numerosissimi Consigli Pastorali a vario livello o dalle assemblee di presbiteri, dai numerosi insegnanti di religione e dagli istituti di vita consacrata, dalle comunità di migranti cattolici (e non solo) e da singoli cittadini che si sono sentiti personalmente coinvolti – ci sembra già un dato largamente positivo, testimone del fatto che ‘ci interessa’: il Vangelo di Gesù che parla alle nostre vite; la Chiesa Ambrosiana; il fratello che arriva; la società che vogliamo contribuire a costruire.  La tappa più prossima, che impegnerà la Commissione di coordinamento del Sinodo nell’analisi e sintesi del ricco e articolato bagaglio di contributi, è quella della scrittura: ovvero, la stesura delle proposizioni che, in vista del documento sinodale, andranno sottoposte a una prima lettura (in giugno) da parte del Consigli Presbiterale e Pastorale diocesani. Una tappa da affrontare con l’entusiasmo di chi vede il traguardo e con la consapevolezza di avere avuto una grande squadra a tirare la volata.

Simona Beretta
Commissione di Coordinamento Sinodo “Chiesa dalle genti”

Attirerò tutti a me

«Io, quando sarò elevato da terra, attirerò tutti a me», sono le parole con cui Gesù annuncia ai discepoli e alla folla l’imminenza ed il significato della sua passione, morte e risurrezione. Ed è l’immagine biblica scelta per il Sinodo minore «Chiesa dalle genti».     Per Gesù quindi la sua «Ora», come il Vangelo di Giovanni chiama la Pasqua, consiste in una «elevazione», che però a differenza di altre famose assunzioni (cfr. quella di Elia, descritta in 2Re 2) non lo rapisce, allontanandolo dagli umani; anzi esercita su di loro un potere d’attrazione, che li rende inseparabili.     Il primo effetto è la raggiunta pienezza della comunione con lui: niente e nessuno potrà ormai separarci, perché il vincolo che si crea trascende ogni logica e dinamica terrena; con lui e per lui siamo veniamo effettivamente elevati in una dimensione «altra», trascendente, quella di Dio.      Il secondo, immediata conseguenza del primo, è un’inedita unione anche tra gli uomini, perché, per la prima volta – nella sua plurimillenaria vicenda – l’umanità si sperimenta per quello che è nel progetto di Dio: una sola grande famiglia. Multiforme per lingua, cultura, tradizione e religione, ma unita nell’origine e nella meta. Unita anche nell’amore concreto e solidale con ciascuno è chiamato a prendersi cura degli altri, riproducendo sulla terra il modello trinitario, come indica il documento preparatorio del Sinodo: «Il mistero pasquale è anche rivelazione del volto primo e ultimo di Dio. Attraverso la storia della salvezza Dio si fa conoscere come Trinità – comunione d’amore. Tutti gli uomini sono stati creati a immagine e somiglianza della Trinità, in cui la perfetta unità si mostra come relazione d’amore nella differenza» (p. 19). «[Questo sinodo] è un’occasione provvidenziale per riappropriarci del nostro essere e ripensare la nostra prassi pastorale, sotto lo guida dello Spirito di comunione che unisce in unità popoli diversi per lingua, costumi e provenienza, diventando così più incisiva nella società plurale» (p. 21).        Il Sinodo ci sta quindi aiutando a vivere anche la Pasqua, con tale consapevolezza e disponibilità.

don Alberto Vitali
Segretario Commissione di coordinamento per il Sinodo “Chiesa dalle genti”
Responsabile Ufficio per la Pastorale dei Migranti

 

Il Sinodo: evento spirituale, di chiamata e di conversione personale ed ecclesiale

Siamo nel momento cruciale e più generativo del sinodo diocesano: l’apparente silenzio della macchina sinodale è la cornice che dà spazio al suono prodotto dal fitto lavoro delle tante realtà ecclesiali che in modo capillare stanno trasformando l’annuncio e il discorso (la visione di una “Chiesa dalle genti”) in realtà, in carne ed ossa. Alcuni segnali raccolti muovendomi in Diocesi proprio per osservare tutto questo lavoro – e per imparare da esso – ci rimandano alcune constatazioni che rilancio come risorsa.  Sono impressionato anzitutto dalle energie e dalla disponibilità che i territori e i diversi soggetti ecclesiali stanno manifestando. Penso sia corretto leggere questo dato come un primo “miracolo”: l’indizione del Sinodo ha consentito al corpo ecclesiale di scoprire delle energie e delle risorse che nessuno di noi pensava avessimo. Se il frutto fosse già soltanto la capacità di attivare in ogni decanato un luogo in cui leggere e interpretare i segni delle trasformazioni che stiamo vivendo come Chiesa diocesana, sarebbe sicuramente un grande risultato! Ci troviamo dentro un corpo ecclesiale che sta reagendo in modo positivo, che sta entrando nel processo sinodale vivendo come un evento spirituale, di chiamata e di conversione personale ed ecclesiale.    Ulteriore osservazione: le energie e le azioni messe in campo possono essere rilette, alla luce dell’esercizio contemplativo richiesto dal testo guida, come segni di quella dinamica di attrazione esercitata dalla croce di Cristo che tutti siamo invitati a riscoprire dentro il cambiamento culturale e sociale delle nostre terre ambrosiane. Il Sinodo si rivela veramente come l’occasione per vedere la Chiesa mentre viene generata continuamente, in ogni epoca, dallo Spirito di Dio come corpo di Cristo. La radice teologica e spirituale del nostro lavoro pastorale davvero sta emergendo con chiarezza.       Da qui un compito irrinunciabile: occorre che i decanati diventino sempre più il cuore pulsante del Sinodo. Diventando cioè un laboratorio, un luogo in cui non soltanto si raccolgono ma si interpretano i dati raccolti dalle varie parrocchie e dalle altre realtà ecclesiali e civili, favorendo così lo sviluppo di una lettura nuova, capace di riconoscere i segni dello Spirito che genera la Chiesa. Se il Sinodo minore fosse l’occasione per la nascita di simili luoghi, ci troveremmo di fronte ad un’operazione rivoluzionaria: stiamo per attivare una nuova epoca di implantatio ecclesiae, di radicamento della fede cristiana dentro la cultura e la società così profondamente in cambiamento. Stiamo cioè operando per dare corpo, realtà e carne, alla visione della Chiesa dalle genti che ci guida.

Mons. Luca Bressan
Presidente Commissione coordinamento Sinodo
Vicario episcopale Arcidiocesi di Milano

 

Presbiteri e cammino sinodale

Il cammino sinodale sulla “Chiesa dalle genti” si intensifica ogni giorno di più. Anche l’ultima sessione del consiglio presbiterale, tenutasi martedì 13 febbraio a Seveso, ha dedicato uno spazio formativo rilevante al tema del sinodo minore. Alcune testimonianze hanno aiutato a comprendere meglio la responsabilità dei presbiteri. Si tratta di maturare scelte molto concrete e coraggiose: come includere nei percorsi di iniziazione cristiana, nella pastorale famigliare, giovanile e vocazionale, nell’animazione liturgica i numerosi fedeli, presenti ormai sui nostri territori da più generazioni e portatori di tradizioni spirituali diverse? Il processo del meticciato di culture, in atto nella società, riguarda con tutta evidenza anche la Chiesa ambrosiana. Padre Dionysios, ieromonaco dell’arcidiocesi ortodossa di Italia ha ricordato ai consiglieri il senso del suo impegno di presbitero, alimentato da una profonda spiritualità monastica, nella cura degli immigrati ortodossi: sa che i loro fedeli per vivere in serenità il loro lavoro da noi hanno bisogno di trovare nel sacerdote e nel culto un punto di riferimento sicuro per la propria “identità in relazione”. Anche la testimonianza di suor Elsy, appartenente ad una congregazione messicana, presente nella nostra diocesi ormai da 20 anni ha colpito molto. Ha raccontato le fatiche di inserirsi in una cultura tanto diversa dalla sua, ma ha anche testimoniato l’accoglienza sincera del clero milanese che l’ha aiutata con generosità nel suo lavoro. Infine, padre René Manenti, scalabriniano, parroco a santa Maria del Carmine e della parrocchia di san Carlo per i fedeli di lingua inglese ha indicato il percorso di un “noi” ecclesiale che includa le differenze senza dissolverle, come occasione per tutti di conversione all’amore inclusivo di Dio Trinità. Ecco ciò che sta diventando più evidente per tutti in questo cammino sinodale: lavorare per una Chiesa dalle Genti vuol dire avere il coraggio di un percorso più profondo di conversione a Colui che, “innalzato da terra”, attira tutti a sé.

+ Paolo Martinelli
Vescovo e Vicario episcopale

 

NELLA CHIESA ANCHE NOI POSSIAMO DIRE LA NOSTRA
Sinodo Minore sulla “Chiesa dalle Genti”: traccia per la condivisione

don Maurizio Pessina, Prevosto di Bollate

Non è la prima volta che la Chiesa ci interpella. E’ già accaduto qualche anno fa in occasione del duplice sinodo dei vescovi sulla famiglia: tutte le realtà famigliari sono state interpellate per parlare delle situazioni, delle problematicità e delle prospettive per come vivere cristianamente la famiglia nella cultura e nella società di oggi. Sta ancora accadendo in vista del Sinodo dei vescovi nel prossimo Ottobre sui giovani e la loro vita come vocazione.
Inoltre in queste settimane la nostra Chiesa Ambrosiana sta vivendo il Sinodo minore dal titolo “Chiesa dalle Genti” per riflettere sul futuro e per il bene comune della Chiesa nelle nostre terre ambrosiane che anche per il flusso migratorio stanno vivendo forti cambiamenti. Siamo tutti invitati a vivere da protagonisti, a dare il nostro contributo e ad offrire le nostre riflessioni. Infatti “non si tratta di elaborare pensieri o idee “su”, ma di costruire riflessioni e percorsi “con”.
Lo stanno facendo i consigli pastorali le diverse assemblee del clero e dei laici, le associazioni ecclesiali e le realtà civili.

Anche ciascuno di noi – se lo desidera – può esprimere la sua riflessione e comunicarla agli organi competenti affinchè si arrivi ad elaborare una sintesi.  Per favorire questa partecipazione al cammino sinodale della Chiesa Ambrosiana, per facilitare il confronto e l’ascolto, il coinvolgimento la consultazione e persino il suggerimento di proposte concrete per la vita delle nostre comunità, proponiamo qui di seguito alcuni spunti pastorali con una serie di domande che vorrebbero favorire la consapevolezza del problema e stimolare la riflessione. Se poi qualcuno desidera mandare il proprio contributo alla Diocesi lo può fare inviando il suo scritto alla mail della redazione dell’ “Insieme” (comunicazione.psm@gmail.com) o a quella di don Maurizio (gerusalemme60@gmail.com) entro la settimana Santa.
Rimandiamo al sito internet della nostra parrocchia (parrocchiasanmartinobollate.com) il testo del documento preparatorio.

ATTIRERÒ TUTTI A ME  «Che cosa ci rivela la croce riguardo alla Chiesa, ai popoli e al mondo intero? “Quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me” (Gv 12,32). Ogni fratello e ogni sorella che incontriamo, a qualsiasi nazione, cultura e civiltà appartengano, sono un fratello e una sorella per cui egli ha dato la vita; questo è il suo disegno di salvezza».
> In che modo la vita liturgica e sacramentale, la formazione e la proposta culturale delle nostre parrocchie ci aiutano a contemplare questo disegno di Dio, a renderlo l’origine reale ed efficace della nostra pastorale e della vita di fede dei battezzati?
> Quanto le nostre azioni pastorali e le forme di presenza sul territorio sono per tutti segno profetico di unità e di inclusione delle diverse “genti” intorno alla fede e alla preghiera?
> In questo esercizio di revisione della nostra pastorale, quanto spazio diamo all’ascolto degli altri cristiani? Quanto il confronto con altre fedi e religioni ci stimola a nuove forme di testimonianza della nostra fede?

TEMPO DI METICCIATO PER LE TERRE AMBROSIANE  «Accettare una logica di meticciato significa volere positivamente fare i conti con un incontro di culture e di società così profondo da giungere a toccarci nella carne, nei nostri affetti più profondi e nei nostri desideri fondamentali. Chiede di attrezzarsi per abitare la società plurale capaci di prossimità, di fantasia per accendere forme inedite di buon vicinato, con dentro una voglia di giocarsi anticipando il riconoscimento dell’altro e del bene che l’incontro con lui è per me, per la mia fede, per il futuro della nostra società.»
> Come questo meticciato è già presente nel nostro territorio e nelle nostre comunità? Quali trasformazioni sta innescando? Quanto la pastorale ordinaria si lascia trasformare per diventare segno espressivo di una Chiesa dalle genti?
> Cosa le nostre comunità stanno imparando dai migranti che abitano le nostre terre? Cosa i migranti stanno imparando da noi? Come avviene questo scambio?
> Quali paure e resistenze abitano il nostro territorio e le nostre realtà ecclesiali? Come ascoltarle e farle maturare? Quali buone pratiche di convivenza e buon vicinato possiamo condividere, per mostrare in modo realistico la possibilità di nuovi stili?

LA DIOCESI DI MILANO, CHIESA DALLE GENTI «La presenza dei cattolici di altre nazioni e continenti si presenta come una risorsa: si sono accese pratiche di relazione, forme di meticciato che, sfruttando dimensioni fondamentali dell’esperienza umana (il cibo, la lingua, la festa, il dolore, il bisogno, i legami, il lavoro, il vicinato), hanno di fatto avviato cammini di condivisione che si vanno consolidando, generando nei fatti un “noi” ecclesiale inedito.»
> Come riconosciamo e valorizziamo il volto sempre più universale (cattolico) delle nostre comunità? Quale spazio ha questo volto nei diversi settori della vita pastorale? Come questo volto trasforma anche il ritmo di vita delle nostre comunità parrocchiali, lo stile e le attività dei nostri ambienti?
> Quanto abbiamo saputo ascoltare i bisogni spirituali dei fedeli migranti? In che modo la presenza di cattolici di altre nazioni e riti stimola la preghiera e la liturgia?

«Il fenomeno delle migrazioni ha chiesto alla nostra diocesi in pochi anni di apprendere un reale stile ecumenico.
> Cosa stiamo imparando dagli altri cristiani (anche non cattolici) circa la preghiera, la vita comunitaria, l’amore e il sostegno tra noi cristiani, la carità verso il prossimo?
> Quali buone pratiche possiamo offrire come testimonianza alla Diocesi, per essere sempre più “Chiesa dalle genti”?

«Ci è chiesto di portare in modo positivo la nostra fede come contributo a un dialogo nella società plurale e civile, per partecipare alla costruzione del bene comune, operando insieme alle altre esperienze religiose per raggiungere e promuovere una pace che sia il frutto di un incontro che si fa stima reciproca e cammino comune.»
> L’ospitalità e l’accoglienza di persone di fede diversa nei nostri ambienti (oratori estivi, ad esempio) come stimola la nostra fede? Quali vie per un dialogo e una crescita insieme apre? Quali ostacoli e freni sta mettendo in luce?

TUTTI SONO CHIAMATI A PARTECIPARE IN PRIMA PERSONA.  Prosegue l’indagine conoscitiva e la riflessione sui cambiamenti in atto nelle terre ambrosiane.

 

 

Grazie della vostra collaborazione