Il Consiglio Pastorale Parrocchiale

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CPU Il Consiglio Pastorale Parrocchiale Unitario (parrocchie San Martino, Santa Monica, San Guglielmo) ha un duplice significato: da una parte rappresenta l’immagine della fraternità e della comunione della comunità parrocchiale, di cui è espressione; dall’altra è lo strumento della decisione comune pastorale. Il Consiglio Parrocchiale è, dunque, espressione della comunità, è sempre inserito in essa, ne costituisce lo strumento specifico di decisione. Ha come compiti fondamentali l’elaborazione, l’aggiornamento, l’applicazione del progetto parrocchiale. Infine, è organo di promozione, direzione e coordinamento nei confronti delle commissioni e degli altri organismi decanali (organismi che seguono un particolare settore della parrocchia), senza naturalmente sostituirsi ad essi.

CAEP Il Consiglio per gli Affari Economici Parrocchiale è lo strumento di partecipazione per la cura dei beni e delle attività parrocchiali. E’ d’aiuto al Parroco nella sua responsabilità amministrativa, nelle scelte relative all’amministrazione della Parrocchia.

2021 03 15 Verbale CPU on line

Interventi_CPU-sport, 15.03.21 pdf

verbale CPU 20.12.2020

verbale CPU 30.09.2020

verbale CPU 03.09.2020

Verbale CPU 11.05.2020

verbale CPU 22.04.2020

prospetto economico aprile 2020

CPP Verbale 2020 03 22

CPP Verbale 2020 03 22 PROGETTO VITA COMUNE

Marzo 2021 – ANCHE L’ECONOMIA DELLA PARROCCHIA A SERVIZIO DELLE PERSONE  (Insieme 10.2021)

inserto  LO STATO DEI CONTI:CAEP, Marzo 2021

Dal 19 al 21 novembre 2020 si è svolto online, invece che ad Assisi come inizialmente preventivato, un incontro tra giovani economisti ed imprenditori di tutto il mondo: «The Economy of Francesco». L’evento, fortemente voluto da papa Francesco, aveva come scopo quello di pensare un nuovo modello di economia, capace di creare risorse e cambiare gli stili di vita, che si prenda cura degli uomini, a partire dai più poveri ed esclusi, e del creato. Un confronto che prosegue e che traccia criteri nuovi e importanti anche per la gestione economico finanziaria delle nostre realtà parrocchiali e in genere cristiane. L’obiettivo è di offrire un nuovo modo – ma fondamentalmente è sempre quello antico del Vangelo – di concepire i beni materiali e il loro uso. Al centro ci deve essere sempre la persona e non le cose: esse sono solo al suo servizio e non viceversa. Potrà essere banale o scontato ma va ricordato che anche quando in una parrocchia si riparano tetti o si interviene sulle strutture, lo si fa anzitutto per la sicurezza e poi perchè siano a servizio delle persone (ragazzi, giovani, anziani, famiglie) in funzione della loro crescita umana e cristiana. Non ci si può prendere cura dell’uomo senza prendersi cura del modo concreto con cui si realizzano le relazioni che costituiscono la nostra identità fondamentale.

L’impressione, invece,è quella di essere dominati da una economia sempre più “legge a se stessa”: una grammatica che si occupa di se stessa, senza più preoccuparsi del discorso che dovrebbe mediare.

E’ dentro il contesto di “cambiamento d’epoca” che stiamo vivendo, che il movimento intitolato The Economy of Francesco, fortemente voluto e sostenuto dall’iniziativa del Santo Padre, trova il suo senso e il suo valore più profondo e getta luce non solo sui massimi sistemi ma anche sulle realtà quotidiane e particolari che viviamo come singoli e come comunità cristiana.

Non si tratta infatti di un evento, quanto piuttosto di un processo che ha uno scopo preciso: rimettere le relazioni (e non più le ideologie) al centro del vissuto economico globale e particolare. Le relazioni concrete tra gli uomini e le donne nel loro ambiente sono i criteri concreti capaci di verificare, edificare e criticare le strutture economico finanziarie e l’uso dei beni. Dobbiamo ritornare un pò alla “mistica del bene comune”.

Dobbiamo “ri-animare l’economia”. Rianimare significa letteralmente “ridare un’anima”, perché ridare l’anima all’economia è uno dei grandi temi del magistero di Francesco. Ma significa anche “rianimare” qualcuno che sta male e – sempre nel pensiero del Papa –  l’economia oggi, anche quella spicciola che gestiamo in proprio e in comunità, è una malata da guarire. Quindi “ri-animare” l’economia è un gioco di parole azzeccato che significa entrambe le cose: ridare un’anima e curare un’economia malata.

Dobbiamo far nascere un’economia capace di guardare alla qualità della crescita e investire in “spiritualità”. Sì, perchè anche l’economia ha una spiritualità; tanto più quanto si tratta di economia parrocchiale.

Quindi certamente bisogna crescere, ma bisogna anche pensare allo sviluppo, a tante altre parole che non sono soltanto di tipo quantitativo. Perché quando si parla di crescita o di efficienza o di risultati c’è sempre l’enorme problema che le si misurano solo in numeri, in quantità, mentre tante dimensioni della vita umana si misurano in “qualità”.

Nel Novecento abbiamo assistito a un boom economico che è stato qualcosa di straordinario. Tutto ciò è stato possibile perchè l’economia ha potuto usare tutto un patrimonio di virtù, di vita interiore, di pietà popolare, di fede, di sacrificio, delle generazioni passate. Generazioni che, tra l’altro, purtroppo ora stanno scomparendo un po’ in tutto il mondo. Ma questo patrimonio, su cui l’economia ha potuto basarsi, non era un patrimonio economico. Era un patrimonio che le imprese consumavano, ma non avevano prodotto loro. Lo avevano prodotto le famiglie, le chiese, i partiti.

Ora questo patrimonio si sta esaurendo non solo perché le persone invecchiano e muoiono, ma perché il mondo è cambiato molto, molto velocemente. Quindi, se noi non ci re-inventiamo una sorta di nuovo patrimonio spirituale delle persone, cioè un’etica di fondo, una capacità di vita interiore, una resilienza spirituale alle difficoltà della vita, la prossima “pandemia” che fermerà tutto sarà la depressione. Quindi c’è un bisogno enorme di un capitale spirituale. Ma il problema è che la spiritualità richiede gratuità. Non si può coltivare la spiritualità a scopo di lucro. Ci vuole quel distacco, quella castità delle persone che esattamente quello che manca nelle grandi aziende e in quelle realtà che si lasciano prendere dal denaro fine a se stesso. Mentre la spiritualità ha bisogno di “aria libera”. Quindi speriamo in un appello a un investimento in spiritualità di cui l’economia ha un bisogno infinito.

Non sarà possibile impegnarsi in grandi cose solo secondo una prospettiva teorica o individuale senza uno spirito che animi, senza alcune motivazioni interiori che diano senso, senza un’appartenenza e un radicamento che diano respiro all’azione personale e comunitaria.

Dentro questo investimento di spiritualità ovviamente, tra le altre cose, nasce anche  la responsabilità……nel capire che non “ci” si serve della parrocchia ma “si” serve la parrocchia. Un “ci”, o un “si” che cambiano tutto; siamo cioè richiamati allo stile e all’atteggiamento “disinteressato” – nel senso del non attaccamento personale ed egoistico – che guarda al bene della comunità mettendo a disposizione qualcosa di se stessi non solo in senso materiale (soldi e beni), ma anche morale (tempo, energie, pensiero). E’ l’atteggiamento di Gesù, insegnato anche ai suoi discepoli, venuto non per essere servito ma per servire (Mc 10, 42-45; Gv 13,12 ss).

don Maurizio

COMUNICATO CAEP dicembre 2020 – LE DIFFICOLTÀ ECONOMICHE NON CI SCORAGGINO

Dando seguito all’invito-appello con la lettera della “busta di Natale” vogliamo ulteriormente precisare che la pandemia ha messo in difficoltà anche la Parrocchia. L’iniziale chiusura delle Chiese e la successiva ridotta partecipazione alle funzioni hanno causato una notevole riduzione delle offerte. Ciò nonostante, per poter svolgere la propria attività pastorale, la Parrocchia, già impegnata nel rimborso del mutuo, oltre alle normali spese ordinarie, nel 2020 non ha potuto fare a meno di provvedere alla messa a norma degli impianti di riscaldamento dell’intero complesso di via Dona- deo. Le risorse accumulate nel recente passato in previsione di spese straordinarie sono così state in questo anno pressoché interamente utilizzate. le disponibilità attuali non superano 20 mila euro, a fronte di pagamenti da effettuare a breve che invece superano i 60/m euro. Guardando con fiducia al futuro, contiamo di colmare la differenza con la raccolta di Natale, così da poter assolvere gli impegni assunti. Grazie a tutti.
· Bonifico Bancario su conto corrente Banca Intesa intestato a “Parrocchia San Martino Bollate” IBAN IT14 P 0306909 6061 0000 0064995
· PayPal per carte di credito sul sito http://www.parrocchiasanmartinobollate.com

LA MISSIONE DEL CONSIGLIO PASTORALE RINNOVATO
La proclamazione ufficiale del 9 Novembre 2019

Abbiamo appena eletto il nuovo Consiglio Pastorale Unitario che rimarrà in carica per i prossimi quattro anni. Vogliamo anzitutto ringraziare per l’ampia e responsabile partecipazione di tutta la comunità al gesto dell’elezione.  Il 9 Novembre 2019, alla S. Messa delle ore 18.00, è stata proclamata la composizione del nuovo Consiglio alla presenza di tutti i suoi membri, i quali hanno ricevuto il mandato ufficiale e la benedizione del Signore.

Ricordiamo il senso e lo scopo di questo organismo: aiutare il popolo di Dio a vivere la sua responsabilità di costruire una Chiesa «casa e scuola di comunione», qui e oggi guardando al suo futuro.
«Fare della Chiesa la casa e la scuola della comunione: ecco la grande sfida che ci sta davanti nel millennio che inizia, se vogliamo essere fedeli al disegno di Dio e rispondere anche alle attese profonde del mondo» (Novo Millennio Ineunte, 43). Le parole di papa Giovanni Paolo II, oggi santo, ci aiutano a interpretare il tema del rinnovo dei Consigli pastorali parrocchiali.  Accanto a questa sfida, oggi più che mai, appare inoltre evidente l’impegno a trasmettere-testimoniare la fede, in un contesto socio-culturale continuamente e velocemente mutevole che ha smarrito persino i “fondamentali”, l’ “abc” del credere cristiano.

Tutti sappiamo delle fatiche a trovare candidati motivati e che siano delle “scintille” per una visione lungimirante e profetica della Chiesa, disposti ad assumere l’onere del consigliare nella Chiesa. Tutti sappiamo delle rinunce e della tentazione che serpeggia in più di una comunità ecclesiale di rinunciare a una simile incombenza, pieni come siano di adempimenti da eseguire… quasi come degli alibi a giustificare la nostra fatica a comunicare i contenuti e la bellezza della relazione con il Signore.

Il soggetto principale della vita della Chiesa locale è il popolo di Dio nel suo insieme, a cui appartengono i compiti della Chiesa. Non è un caso che al Vaticano II (si pensi al documento della Lumen Gentium ) un tema come quello del popolo di Dio venga anticipato rispetto alla questione dell’episcopato, alla questione del presbiterato, insomma alla questione dei ministeri: tutti questi argomenti vengono letti in riferimento a quel popolo di Dio da cui sono generati e verso il quale sono chiamati a lavorare, dal quale ricevono la loro funzione ministeriale. Un principio che potrebbe sembrare ovvio appare in realtà una vera e propria rivoluzione copernicana: l’identità ministeriale e quindi tutti i posti di responsabilità dentro la Chiesa sono secondari rispetto all’insieme, al popolo di Dio che risulta essere lui soggetto dei tria munera (dei tre compiti/missione). Il potere/compito di annuncio, santificazione, governo appartengono al popolo di Dio, al cui interno esistono ministeri incaricati ad hoc per un migliore espletamento di questi compiti.

Il Consiglio pastorale parrocchiale ha questo grande compito: aiutare il popolo di Dio a vivere questa sua responsabilità. Realizzare una Chiesa «casa e scuola di comunione» per trasmettere e testimoniare la fede, significa dunque lavorare per far maturare dentro le Chiese locali – nel nostro caso quella di Bollate – questa consapevolezza di essere tutti, anche se con gradi e titoli diversi, soggetti e protagonisti nella Chiesa; significa aiutare le nostre comunità a fare esperienza attiva di questo essere “popolo di Dio”. Popolo dentro il quale emergono i diversi ministeri. Questa circolarità tra popolo di Dio e ministeri permette una comprensione del significato profondo del consigliare nella Chiesa e del ruolo degli organismi di partecipazione.

Al numero 12 della Lumen Gentium si dice: «Tutti i battezzati sono profeti, hanno uno spirito di profezia e tutti hanno il “sensus fidei“, cioè una capacità di penetrare il senso spirituale della Parola e di interpretare l’azione dello Spirito, i disegni di Dio all’interno della storia». In altre parole tutta la comunità è chiamata a costruire una fraternità evangelica e a farsi carico della fede degli altri, della fede dei fratelli, oltre che della propria, anche attraverso questi strumenti di partecipazione. L’esperienza dei Consigli pastorali rimanda, tuttavia, spesso a un’immagine in cui è evidente il divario tra ideale (tutti i battezzati sono corresponsabili e devono farsi carico della missione evangelizzatrice della Chiesa) e la realtà, spesso insoddisfacente e ben lontana dalle aspettative.

Il Concilio Vaticano II è un enorme tesoro che ci è stato donato: uno scrigno colmo di doni tra cui il valore della collegialità e della sinodalità come metodo per questa comunione. Lo hanno scoperto da subito i Padri conciliari perché non era affatto scontato che sapessero stare insieme, che imparassero un metodo di lavoro e che riuscissero a dare forma concreta alla loro collegialità. Non è un caso che uno dei frutti del Concilio siano stati proprio gli organismi di partecipazione: Consigli pastorali parrocchiali, diocesani, per gli affari economici. Nonostante siano passati già cinquant’anni, tuttavia questa esperienza è ancora giovane e noi dobbiamo ancora imparare molto, e lo possiamo fare soltanto esercitandola.

E’ l’augurio che rivolgiamo a questo nuovo Consiglio; le parole di san Paolo agli “anziani” della Chiesa di Efeso siano di consolazione e di sprono: « Vegliate su voi stessi e su tutto il gregge… Io so che dopo la mia partenza entreranno fra voi lupi rapaci, che non risparmieranno il gregge…Per questo vigilate…Ed ora vi affido al Signore e alla parola della sua grazia che ha il potere di edificare e di concedere l’eredità con tutti i santificati» (At 20,28-32).

don Maurizio

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