Il Consiglio Pastorale Parrocchiale

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CPU Il Consiglio Pastorale Parrocchiale Unitario (parrocchie San Martino, Santa Monica, San Guglielmo) ha un duplice significato: da una parte rappresenta l’immagine della fraternità e della comunione della comunità parrocchiale, di cui è espressione; dall’altra è lo strumento della decisione comune pastorale. Il Consiglio Parrocchiale è, dunque, espressione della comunità, è sempre inserito in essa, ne costituisce lo strumento specifico di decisione. Ha come compiti fondamentali l’elaborazione, l’aggiornamento, l’applicazione del progetto parrocchiale. Infine, è organo di promozione, direzione e coordinamento nei confronti delle commissioni e degli altri organismi decanali (organismi che seguono un particolare settore della parrocchia), senza naturalmente sostituirsi ad essi.

CAEP Il Consiglio per gli Affari Economici Parrocchiale è lo strumento di partecipazione per la cura dei beni e delle attività parrocchiali. E’ d’aiuto al Parroco nella sua responsabilità amministrativa, nelle scelte relative all’amministrazione della Parrocchia.

  • 20 Ottobre 2019: elezione Consiglio Pastorale Unitario delle parrocchie S.Martino, S.Monica, S.Guglielmo
  • Sabato 9 Novembre alla S. Messa delle ore 18.00 proclamazione del nuovo Consiglio alla presenza di tutti i suoi membri, i quali hanno ricevuto il mandato ufficiale e la benedizione del Signore.

risultati consiglio pastorale

 

ConsiglioPastorale2019

  scheda segnalazione candidati

 

candidati CPU 2019 

 

LA MISSIONE DEL CONSIGLIO PASTORALE RINNOVATO
La proclamazione ufficiale del 9 Novembre 2019

Abbiamo appena eletto il nuovo Consiglio Pastorale Unitario che rimarrà in carica per i prossimi quattro anni. Vogliamo anzitutto ringraziare per l’ampia e responsabile partecipazione di tutta la comunità al gesto dell’elezione.  Il 9 Novembre 2019, alla S. Messa delle ore 18.00, è stata proclamata la composizione del nuovo Consiglio alla presenza di tutti i suoi membri, i quali hanno ricevuto il mandato ufficiale e la benedizione del Signore.

Ricordiamo il senso e lo scopo di questo organismo: aiutare il popolo di Dio a vivere la sua responsabilità di costruire una Chiesa «casa e scuola di comunione», qui e oggi guardando al suo futuro.
«Fare della Chiesa la casa e la scuola della comunione: ecco la grande sfida che ci sta davanti nel millennio che inizia, se vogliamo essere fedeli al disegno di Dio e rispondere anche alle attese profonde del mondo» (Novo Millennio Ineunte, 43). Le parole di papa Giovanni Paolo II, oggi santo, ci aiutano a interpretare il tema del rinnovo dei Consigli pastorali parrocchiali.  Accanto a questa sfida, oggi più che mai, appare inoltre evidente l’impegno a trasmettere-testimoniare la fede, in un contesto socio-culturale continuamente e velocemente mutevole che ha smarrito persino i “fondamentali”, l’ “abc” del credere cristiano.

Tutti sappiamo delle fatiche a trovare candidati motivati e che siano delle “scintille” per una visione lungimirante e profetica della Chiesa, disposti ad assumere l’onere del consigliare nella Chiesa. Tutti sappiamo delle rinunce e della tentazione che serpeggia in più di una comunità ecclesiale di rinunciare a una simile incombenza, pieni come siano di adempimenti da eseguire… quasi come degli alibi a giustificare la nostra fatica a comunicare i contenuti e la bellezza della relazione con il Signore.

Il soggetto principale della vita della Chiesa locale è il popolo di Dio nel suo insieme, a cui appartengono i compiti della Chiesa. Non è un caso che al Vaticano II (si pensi al documento della Lumen Gentium ) un tema come quello del popolo di Dio venga anticipato rispetto alla questione dell’episcopato, alla questione del presbiterato, insomma alla questione dei ministeri: tutti questi argomenti vengono letti in riferimento a quel popolo di Dio da cui sono generati e verso il quale sono chiamati a lavorare, dal quale ricevono la loro funzione ministeriale. Un principio che potrebbe sembrare ovvio appare in realtà una vera e propria rivoluzione copernicana: l’identità ministeriale e quindi tutti i posti di responsabilità dentro la Chiesa sono secondari rispetto all’insieme, al popolo di Dio che risulta essere lui soggetto dei tria munera (dei tre compiti/missione). Il potere/compito di annuncio, santificazione, governo appartengono al popolo di Dio, al cui interno esistono ministeri incaricati ad hoc per un migliore espletamento di questi compiti.

Il Consiglio pastorale parrocchiale ha questo grande compito: aiutare il popolo di Dio a vivere questa sua responsabilità. Realizzare una Chiesa «casa e scuola di comunione» per trasmettere e testimoniare la fede, significa dunque lavorare per far maturare dentro le Chiese locali – nel nostro caso quella di Bollate – questa consapevolezza di essere tutti, anche se con gradi e titoli diversi, soggetti e protagonisti nella Chiesa; significa aiutare le nostre comunità a fare esperienza attiva di questo essere “popolo di Dio”. Popolo dentro il quale emergono i diversi ministeri. Questa circolarità tra popolo di Dio e ministeri permette una comprensione del significato profondo del consigliare nella Chiesa e del ruolo degli organismi di partecipazione.

Al numero 12 della Lumen Gentium si dice: «Tutti i battezzati sono profeti, hanno uno spirito di profezia e tutti hanno il “sensus fidei“, cioè una capacità di penetrare il senso spirituale della Parola e di interpretare l’azione dello Spirito, i disegni di Dio all’interno della storia». In altre parole tutta la comunità è chiamata a costruire una fraternità evangelica e a farsi carico della fede degli altri, della fede dei fratelli, oltre che della propria, anche attraverso questi strumenti di partecipazione. L’esperienza dei Consigli pastorali rimanda, tuttavia, spesso a un’immagine in cui è evidente il divario tra ideale (tutti i battezzati sono corresponsabili e devono farsi carico della missione evangelizzatrice della Chiesa) e la realtà, spesso insoddisfacente e ben lontana dalle aspettative.

Il Concilio Vaticano II è un enorme tesoro che ci è stato donato: uno scrigno colmo di doni tra cui il valore della collegialità e della sinodalità come metodo per questa comunione. Lo hanno scoperto da subito i Padri conciliari perché non era affatto scontato che sapessero stare insieme, che imparassero un metodo di lavoro e che riuscissero a dare forma concreta alla loro collegialità. Non è un caso che uno dei frutti del Concilio siano stati proprio gli organismi di partecipazione: Consigli pastorali parrocchiali, diocesani, per gli affari economici. Nonostante siano passati già cinquant’anni, tuttavia questa esperienza è ancora giovane e noi dobbiamo ancora imparare molto, e lo possiamo fare soltanto esercitandola.

E’ l’augurio che rivolgiamo a questo nuovo Consiglio; le parole di san Paolo agli “anziani” della Chiesa di Efeso siano di consolazione e di sprono: « Vegliate su voi stessi e su tutto il gregge… Io so che dopo la mia partenza entreranno fra voi lupi rapaci, che non risparmieranno il gregge…Per questo vigilate…Ed ora vi affido al Signore e alla parola della sua grazia che ha il potere di edificare e di concedere l’eredità con tutti i santificati» (At 20,28-32).

don Maurizio