La nostra Storia

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Le origini medioevali
2 (1)Si può ritenere che le origini del paese di Bollate risalgano a tempi antichissimi, poiché essfu sede di una delle più antiche pievi cristiane,che sostituirono gli antichi “pagi”o “distretti” dell’era pagana.

E’ difficile stabilire 1‘esatta collocazione cronologica della nascita della pieve di Bollate anche se si può verosimilmente collocarne 1’atto di nascita intorno al V sec., prima del sorgere della confinante pieve di Desio, da molti ritenuta di età longobarda (fine sec.VII).

Infatti scrive don Carlo Gianola nel suo libro “I comuni e le parrocchie della Pieve di Bollate” stampato nel 1900:”Da una pergamena conservata nell’archivio consta che certo Francesco Borrone di Pinzano venne nel 1625 scomunicato per aver ricusato di pagare ai Canonici di Bollate la decima che Papa Gelasio , sin dal 483, aveva concesso al Vescovo di Milano Teodoro de’ Medici a favore della pieve di Bollate”.

Anche il territorio plebano di Bollate non doveva,in quel tempo, discostarsi molto dai confini che appariranno certi solo nel XIII sec. E’ pure in età longobarda che devono, probabilmente, collocarsi le prime cappelle e oratori dei villaggi sottoposti alla pieve di Bollate,quali Novate, Garbagnate, Senago ed altri ancora.
Della pieve di Bollate abbiamo la citazione di Senago in una vendita del 12 febbraio 926 , e di Baranzate in un atto del 3 giugno 994. Nell ‘ archivio plebano si conservano pergamene risalenti al 1000 che confermano le sue vetuste origini.
Una delle più antiche e del 1039 scritta dal prete Bezo che viveva secondo la legge romana nel territorio e donava dei terreni alla collegiata di Bollate ; la chiesa viene chiamata in quel documento “basilica del beato confessore San Martino”.
Infatti doveva sussistere un tempio a stile basilicale per soddisfare le esigenze della zona poiché Bollate era , a quei tempi , uno dei borghi più popolati. La chiesa del capoluogo di pieve era detta “battesimale”, poiché nei primi tempi solo in essa si poteva amministrare il Battesimo.
Un’altra pergamena del 1168, conservata nel medesimo archivio, ci descrive il borgo di Bollate munito di mura e di due castelli, 1’uno situato sul torrente che attraversa l’abitato, detto”de flumina”, 1’altro detto “de medio”. Forse quei castelli e quelle mura richiamarono 1’ira dei nemici di Milano: fatto sta che un’incerta tradizione orale locale, ancor oggi corrente, vorrebbe che il Barbarossa abbia soggiornato in “contrada dei Romani”, forse 1’antico nucleo, premedievale, di Bollate.
La chiesa prepositurale e dedicata a San Martino Vescovo di Tours, il Santo della carità e della solidarietà, vissuto tra il 316 e il 397, che per diversi anni della sua vita, specie giovanile, ha soggiornato in Lombardia e che , secondo alcune tradizioni tramandate nei secoli, è passato anche nel territorio di Bollate. Aveva inizialmente, secondo le prescrizioni rituali degli antichi popoli celti , il coro rivolto verso oriente . Avanzi di questa antica basilica rimangono oggi in alcune tracce che ci indicano la posizione della sua facciata e della sagrestia. Inoltre si osserva , all’esterno dell’attuale chiesa , una porzione di campanile romanico in cotto.
Nell ‘ archivio prepositurale vi sono pergamene del 1211 e del 1249 e due corali dichiarati oggi monumento nazionale, miniati dai canonici che abitavano nella collegiata di Bollate.
I canonici della collegiata plebana di S. Martino di Bollate riscuotevano, già dal sec. XIII, le decime su alcuni prodotti agricoli, quali frumento, miglio, orzo, segale, avena, fave, vino, miele, lenticchie, rape e scandella, raccolti nelle terre di Garbagnate, Senago, Pinzano, Novate e Traversagna.

La pieve di Bollate

Nel 1288 (MCCLXXXVIII), secondo i cataloghi delle canoniche e delle pievi dettati da Gotofredo da Bussero, la pieve di Bollate contava ben 28 chiese e 32 altari. Essa comprendeva le località di: Affori, Baranzate, Cesate, Garbagnate, Novate, Pinzano, Santa Maria Rossa, Senago con Senaghino, Villapizzone e Vialba. La giurisdizione plebana di Bollate aveva già subito, prima del XIII sec.,e subirà in seguito, mutamenti territoriali consistenti.
Le pievi diocesane ebbero quasi tutte il loro collegio di canonici i quali seguivano nei primordi una vita quasi monastica.
I capi del clero delle pievi in antico si chiamavano “archipresbyteri” (arcipreti) che poi mutarono in “praepositi” (prevosti) quando nel clero si affermò la vita canonicale. Un documento dell’archivio plebano ricorda che il prevosto della pieve di Bollate era menzionato come abbate di S. Martino di Bollate.
Dal”Liber notitiae sanctorum Mediolani” non e dato sapere se, oltre la stabile presenza di un “praepositus” e di alcuni canonici presso la collegiata di S. Martino, vi fosse già del clero residenziale nelle località sottoposte alla giurisdizione plebana. Probabilmente no, fatte salve, ovviamente, quelle località che gai avevano un monastero o casa religiosa, come per gli “Umiliati” di Senago, che godevano di una certa autonomia dal centralismo curiale e plebano.
I canonici della collegiata di Bollate svolgevano le mansioni liturgiche presso le chiese e le cappelle sparse in tutta la pieve. Solamente più avanti, dopo il XIV sec., consolidatesi le rendite resesi sufficienti per il mantenimento di uno o più presbiteri o cappellani “mercenari”, anche le piccole chiese dei villaggi avrebbero ottenuto la presenza stabile di un “rettore”.
Tra i canonici che in quello scorcio di sec. XIII componevano il capitolo della collegiata di S. Martino vi era Rinaldo da Concorezzo, poi vescovo di Vicenza, indi arcivescovo di Ravenna, morto nel 132l, ed in seguito elevato all’onore degli altari.
La pieve di Bollate, sul finire del sec.XIII, assumeva un aspetto più chiaro, dai contorni territoriali definiti, grazie anche alla divisione del contado della Martesana in due zone: la prima denominata “Fagia o Provincia”, comprendente le pievi di Bollate, Desio ed altre, la seconda detta “De ripa Abdue infra”, comprendente le pievi di Garlate e quelle poste lungo la sponda dell’Adda.
Risale al 1346 la prima stesura degli statuti relativi alla chiesa collegiata e plebana di S. Martino di Bollate. Erano gli anni in cui Zonfredo de Castano, prevosto di Bollate, copriva I’ importante carica di vicario generale dell’arcivescovo di Milano.
Della fine del XIV secolo troviamo un codice cartaceo intitolato “Notitia Cleri Mediolanensis de anno 1398, circa ipsius Immunitatem”, che si può considerare come lo Stato della Chiesa Milanese e ci parla di una “Canonica de Bollate cum Capallanis”.
In quell’epoca figurano, nella pieve bollatese, 11 canonici e 10 cappelle: Garbagnate, S. Maria Rossa, Villafranca (Castellazzo), S. Maria di Senago, S. Maria di Cesate, S. Martino di Bollate, SS. Protaso e Gervaso di Novate e S. Bartolomeo di Novate.
Secondo il Mazzucchelli nel 1466 in mezzo a tante calamita, la pieve di Bollate conta 12 canonici, infatti 1’atto dice “Canonica de Bollate habet praepositum cum canonici XII”.

L’età moderna: le visite di S. Carlo e Federico Borromeo

Il 25 luglio 1573 veniva personalmente a Bollate S. Carlo e trovò solo nove canonicati i cui titolari non osservavano la residenza: egli autorizzò il prevosto a ridurne il numero, se non fossero bastate le rendite.
Al momento della visita erano già attive, presso la prepositurale, le confraternite del SS. Sacramento e di S. Bernardo.
Dimostratasi ormai inadeguata, nonostante i ripetuti restauri, la vecchia chiesa di S. Martino, il popolo ed il clero bollatese decisero di risolvere definitivamente 1’annoso problema e il 18 agosto 1583 il Borromeo concesse l’autorizzazione alla costruzione della nuova chiesa prepositurale.
Tale concessione è scritta sul verso della pianta a colori della nuova chiesa. Si conserva pure del XVI secolo il disegno a penna dell’antica prepositurale di Bollate.
Quando nell’agosto del 1603 veniva a visitare la pieve di Bollate il cardinale Federico Borromeo , la popolazione era stimata intorno alle 900 unità. Il 18 agosto 1607 padre Ystella, domenicano, istituiva la confraternita del Rosario nella chiesa prepositurale di S. Martino.
Sempre in quel secolo, veniva fondata la scuola dei Disciplinati.
Nel 1647 veniva svolta, nella pieve di Bollate, un’indagine governativa sulle conseguenze dell’epidemia dell’anno precedente: i focolai erano scesi da 160 a 140. Tra questi si trovava anche la famiglia del marchese Aloisio Leva, reggente di Spagna ed unico nobile esistente in tutto il territorio della pieve.
Con decreto del 26 marzo 1648 la confraternita di S. Bernardo in Bollate veniva aggregata all’arciconfraternita della Morte e dell’Orazione, in Roma. Tra i personaggi che hanno dato lustro alla chiesa bollatese nel Settecento giova ricordare la figura di fra Cristoforo da Bollate, cappuccino, che si distinse per la cura dei poveri e degli ammalati.
La coltivazione del gelso trovava, in quel secolo, vasta applicazione anche a Bollate. Dai dati catastali del 1720 risulta che nel territorio plebano vi erano quasi diecimila gelsi.
Sulla coltivazione del mais, introdotta in Italia già prima del XVII secolo, si trova un importante accenno in una sentenza del Senato di Milano su una controversia, sfociata in un procedimento giudiziario nel l723, tra la collegiata di Bollate e la comunità di Pinzano, per il versamento delle decime. La comunità di Pinzano non voleva pagare la decima di mais alla collegiata, perché questo prodotto non rientrava tra quelli delle vecchie decime; tuttavia il Senato riconobbe la validità della richiesta della collegiata di Bollate e ordino alla comunità di Pinzano di pagare le decime sul formentone (mais), legumi e ogni altro frutto.

Ampliata nel 1748

Nel XVIII secolo la chiesa ormai insufficiente venne ampliata e ruotata nell’orientamento. Fu ricostruita ad una sola navata col coro a settentrione ed i128 settembre del l748 fu consacrata dal cardinale Pozzobonelli come risulta dall’epigrafe murata nella chiesa stessa:

Aedem hanc D.O.M.

et S. Martino

dicatam

circa saeculi XVII medium

raedificatam

Joseph Cardinalis

Potheobonellus

Archiepiscopus Mediolani

sacravit

Die XXVIII septem. MDCCXLVIII

Il cardinale Giuseppe Pozzobonelli

arcivescovo di Milano

consacrò

il giorno 28 settembre 1748

questo tempio dedicato

a Dio ottimo e massimo

e a S. Martino, riedificato

intorno alla meta del 17esimo secolo

Il sommo pontefice Benedetto XIV con un documento del 22 marzo l755 concedeva un’indulgenza plenaria, confermata nel 1761 dal papa Clemente XIII, a favore di chi, pentito e confessato, avesse visitato la chiesa di S. Martino nel giorno dell’Ufficio Generale (il lunedì precedente 1’inizio della Quaresima).
L’economia locale assisteva intanto ad un rilancio dell’attività agricola, passata dai nobili Citterio ai borghesi Radice. Tuttora visibili in Bollate e nelle sue frazioni (Cassina Nuova, Cascina del Sole, Castellazzo, Ospiate e Baranzate) le strutture architettoniche settecentesche delle corti e delle cascine.
Nel 1778 si diede inizio ai lavori per la costruzione del nuovo cimitero, ad ovest della prepositurale.
Sull’alta e solida torre che si erge a sinistra del tempio nel 1829 si poneva un armonioso concerto di cinque campane, benedette coi riti della Chiesa dal prevosto Giulio Pellegrini.
All’inizio dell’Ottocento la popolazione di Bollate superava i 2.000 abitanti, sparsi in diverse cascine.
Il continuo aumento della popolazione (più di tremila, intorno alla meta dell’Ottocento) rese necessario un ampliamento della prepositurale. Il progetto, dell’ing. Antonio Rusconi di Milano, seppe fondere armonicamente i diversi aspetti architettonici.
Il rifacimento alla fine del secolo scorso è durato 4 anni.
Il Beato Card.Ferrari consacrò la Chiesa 1’11l novembre 1899
Fu per volere del parroco don Antonio Donadeo che nel 1895 si iniziarono i lavori sotto la guida dell’ing. Alessandro Roncoroni.
Il cardinale Andrea Carlo Ferrari, ora beato, ne benedisse la prima pietra il 10 novembre 1895 e 1’l l novembre del 1899 consacrò solennemente la chiesa.
Lo stesso cardinale visitò la pieve nel 1901, nel 1908 e nel 1913.
A ricordo delle cerimonie furono poste due lapidi nel coro con le seguenti epigrafi:

La prima pietra
dell’ampliamento di questa Chiesa
fu solennemente benedetta
e qui sotto nelle fondamenta
collocata
dall’Em. Arcivescovo
Card. ANDREA FERRARI
il 10 9mbre 1895
Questo ALTARE
eretto già nell’antica Chiesa
circa l’anno 1763
venne qui trasportato
per cura dei confratelli e consorelle
del S.S.mo Sacramento nell’ottobre 1899

In quell’occasione la chiesa fu allungata del presbiterio e le fu data la forma attuale di croce latina ad una sola navata, con volta a tutto sesto e con un transetto ottagonale molto ampio. Il transetto si eleva ardito e maestoso all’altezza della volta e si conclude in un cornicione che lega i suoi otto lati e pare sostenga, mediante un alto tamburo, tutto il peso della cupola. L’alta volta a botte dai larghi bracci, e sostenuta da piloni formati da colonne (quattro piatte ed una semicircolare) sporgenti dal muro e che, coi loro capitelli di stile classico a volute sostengono la cornice di trabeazione che gira tutt’intorno alla chiesa.
Particolare dell’antica torre campanaria: la disposizione dei mattoni a spina di pesce e le decorazioni ad archetti testimoniano le sue origini medievali Sui due piloni a lato del presbiterio si staccano i due imponenti pulpiti lignei dalle semplici linee.
Basterebbe citare le misure della rinnovata chiesa per dare un’idea della sua imponenza: lunghezza dalla porta alla balaustra mt. 39, e dalla balaustra al fondo del coro mt. 16, totale mt. 55, mentre i bracci laterali misurano ciascuno mt. 12 per 10,30.
Tutta la costruzione, compresa la semplice facciata, sente l’influsso dello stile barocco, sebbene non puro, perché misto a uno stile classico dalle linee diritte e sicure. I muri bianchi e nudi fino ad un cinquantennio fa, convogliavano lo sguardo dell’orante verso 1’ampio presbiterio che si eleva sul piano della chiesa e porta un marmoreo imponente altare maggiore. La balaustra e 1’altare in marmo rosa, nero, bianco e verde sono maestosi per la loro policromia: il ciborio a sei colonne in marmo si presenta come un tempietto a linee spezzate e sostiene la statua del Divino Salvatore.
Osservando la chiesa all’esterno si nota sul fianco nord-ovest 1’antica torre già ricordata. Questa risale certamente al Medio Evo dato il cotto adoperato per la sua costruzione, la disposizione dei mattoni piatti a spina di pesce, la sua forma quadrata e le decorazioni ad archetti al termine di una sua sezione. Altra prova della sua origine medioevale e la sua posizione che corrisponde al luogo dove nei tempi primitivi doveva essere la facciata. Nei lavori di ampliamento della chiesa si voleva ridare alla torre lo splendore antico, ma si verificarono delle preoccupanti screpolature: la puntellarono e cercarono di ripararla convenientemente, ma col procedere dei lavori appariva sempre più in pericolo, cosicché si dovette abbandonare la prima idea.
“Il 2 settembre 1900 – scrive il Gianola – un numeroso pellegrinaggio di bollatesi accompagnato dal clero e dal corpo musicale si recava all’isola di S. Giulio d’Orta [a lui si attribuisce la. costruzione di oltre 100 chiese durante la sua vita] per compiere un voto all’inclito santo che visibilmente dal cielo protesse e benedisse l’ampliamento della prepositurale [non avvenne infatti nessun incidente]. In questa solenne circostanza venne donato a quel tempio un calice di argento dorato”.

Nuovo campanile nel 1908

8Si venne allora alla determinazione di costruire un altro campanile progettato dall’ ing. Roncoroni ed inaugurato nel 1908. II nuovo maestoso campanile alto 65 metri è a forma quadrangolare separato dalla chiesa , ma comunicante attraverso la sagrestia. La sua cella campanaria e ricoperta da una cupola in piombo. Detta cupola ricorda nella sua forma quelle barocche e sostiene la statua di Maria SS. Ausiliatrice, ivi innalzata a protezione delle terre e degli abitanti di Bollate in seguito ad un voto popolare fatto nel 1888 alla Vergine durante un nubifragio, da Lei esaudito.
Contemporaneamente alla costruzione del campanile vi fu la sistemazione delle sei cappelle laterali in chiesa: quattro nella navata centrale, una a sinistra e l’altra a destra nel transetto.
Ultimati i lavori murari si provvide dopo un trentennio alla decorazione dell’intera chiesa, i muri della vennero ricoperti da numerosi ed artistici affreschi.

Nel 1939 gli affreschi della chiesa

Questi lavori, voluti e guidati nel l939 dal prevosto don Carlo Elli, furono affidati alla scuola del Beato Angelico di Milano, la quale, pioniera, aggiunge allo studio del moderno quello dell’antico. Detti lavori, fatti da più mani, ma guidati dal genio artistico del maestro Antonio Martinotti, mostrano la grandiosità dei concetti ispiratori e la maestosità di un’arte moderna che si richiama, per colori e disposizione delle figure, all’arte bizantina.
Sono imponenti gli affreschi della cupola con quadri della storia di San Martino, protettore della parrocchia, nel tamburo; mentre nella volta vi e il volo dei sette Cori Angelici osannanti a Dio, che dalla sommità della cupola sembra benedire il popolo orante.
I 12 quadri del tamburo sono dedicati a S. Martino e ricordano i fatti più salienti della sua vita:6
– “Quando Egli rifiuta di essere militare e vuole farsi monaco
– “Dando il mantello al povero, Martino merito di vedere Cristo
– “Martino rigenerato dall’acqua e dallo Spirito Santo nel battesimo
– “Martino mandato dal Vescovo
– “Martino in esilio, espulso dalla sua città
– “Martino in preghiera nell’isola della Gallinara
– “Martino ordinato Vescovo
– “Martino cinto di splendore mentre celebra la Messa
– “Martino Vescovo che risuscita un morto
– “Martino vede la sua anima volare in cielo
– “Martino morto e l’anima sua portata dagli Angeli in cielo “S. Ambrogio è colpito sull’altare dal sonno”.

Le figure sono forse un po’ troppo bizantineggianti, ma i colori dei vestiti sono armonici e molto tenui e risaltano sul fondo ocra del muro.
Passando ora dalla cupola al presbiterio troviamo a destra dell’altar maggiore un grande affresco rappresentante Melchisedech nell’atto di offrire al Signore il sacrificio del Pane e del Vino.
Anche qui la figura del Sacerdote in atto di semplice offerta appare piena di maestosità. In faccia è rappresentato il sacrificio di Abramo: la figura del vecchio è imponente con il braccio già alzato nell’atto di immolare il figlio, mentre dall’alto vola a lui un Angelo del Signore che la ferma e ai piedi di Isacco appare 1’ariete. Nella volta del presbiterio sono rappresentati i simboli dei quattro Evangelisti. Ed infine in alto nell’abside un grande Cristo Salvatore, che sembra ammonire, forse con uno sguardo troppo duro, mentre con la mano destra è in atto di benedire, e con la sinistra tiene aperto il libro santo: EGO SUM VIA, VERITAS ET VITA.
Sulle pareti della chiesa si trovano poi varie figure di santi e sante oranti, ma quelle che più colpiscono per la potenza dello sguardo e per l’imponenza degli ampi paludamenti sono S. Ambrogio, S. Carlo, S. Pietro, S. Paolo e i quattro Evangelisti nel transetto.
Sui muri color ocra della navata centrale e del transetto e affrescata una grandiosa Via Crucis. Le sue figure, piene di movimento, esprimono 1’immenso dolore del triste cammino e sembrano staccarsi dal fondo, quasi siano in rilievo.
I colori sono tenui, ma la perizia della mano dell’artista fa risaltare ancora maggiormente la grandiosità delle scene.
Da non dimenticare le quattro cappelle della navata centrale, in particolare quella del Battistero e quella del Sacro Cuore.
Il card. Schuster visitò la chiesa cinque volte: nel 1931, nel l937, nel 1942, nel 1947 e nel 1951.
Nel 1947 con le nuove tecniche fu installato in chiesa l’impianto radiofonico: tutta la popolazione approvò questa innovazione che dava la possibilità di ascoltare con più attenzione la voce di chi dava spiegazioni sulle Sacre Scritture.

A meta secolo il nuovo concerto di 9 campane

Nel 1950 la ditta Roberto Mazzola di Valduggia, su ordine del prevosto don Carlo Elli, provvide al nuovo concerto di nove campane in “si bemolle grave” che dovevano sostituire le due campane maggiori consegnate alle autorità civili nel triste 1943 per ordine del governo di allora, Scrive don Elli nel Cronicon; “Nel marzo l943 per ordine del governo fascista si dovettero consegnare le due campane maggiori a una di Ospiate e di Cascina del Sole. Considerando che la più piccola del concerto si era in seguito rotta, fu deciso di procedere alla fusione delle vecchie rimaste e procedere alla provvista di un nuovo concerto in “si bemolle grave”. Il che fu provveduto dalla ditta Roberto Mazzola di Valduggia: l4 campane: 1 a Ospiate – 1 a Baranzate – 1 a Cascina del Sole – 2 a Madonna in Campagna (cosi restano 3 per ogni frazione) e 9 a Bollate. Nove e non otto, perché con una in “la bequadro” inserita in più si ottiene con le prime cinque un concertino completo in “mi””. Il nuovo concerto di campane fu lasciato per qualche giorno all’ammirazione della popolazione in festa e quindi consacrato il 28 maggio 1950 da mons. Balconi del PIME.
Nel giorno de1 Corpus Domini , per il 50° di Messa di don Angelo Allievi , dopo anni di cupo silenzio , fu inaugurato con un festoso scampanio il nuovo concerto di campane.
Arriviamo cosi al 31 dicembre l958, quando don Giuseppe Sala, a tre mesi dalla sua entrata quale prevosto, dotò la chiesa parrocchiale di un sistema di riscaldamento con elementi a raggi infrarossi alimentati da bombole a gas, Allo stesso periodo risalgono altre realizzazioni ben accette alla popolazione, in particolare 1’argentatura e la doratura di tutta la suppellettile liturgica.

Il card. Montini visita Bollate nel 1959

Nel febbraio del 1959 si realizza un grande progetto ideato dall’arch. Pietro Ferrari: la sistemazione delle piazze antistanti la chiesa, di proprietà della parrocchia.
Il 4 ottobre dello stesso anno vi e la solenne incoronazione della statua lignea della Madonna “regina di Bollate”, statua venerata nella prepositura da diversi lustri: un’opera di fattura perfetta eseguita da un artigiano, si pensa , locale. La cerimonia dell’ incoronazione fu officiata da mons. Cereda con grande partecipazione di popolo.
L’iniziativa era nata dopo il furto della corona che aveva sul capo Gesù Bambino. La popolazione , che venerava la sua Madonna, accolse con gioia 1’iniziativa di una sostituzione e raccolse più di un  chilogrammo d’oro.
Si poterono cosi preparare due corone: una per la Madonna ed una per Gesù Bambino. Queste corone d’oro che si conservano in luogo sicuro, solo nelle grandi cerimonie cingono la testa della Madonna e del Bambino: abitualmente la Madonna porta una copia in rame.
La sera del 5 vi fu la consacrazione della parrocchia a Maria SS. a cui presenzio mons. Giuseppe Schiavini, vescovo ausiliare della diocesi milanese.
Il vecchio orologio del campanile, ormai silenzioso da anni, viene sostituito da uno nuovissimo che scandirà le ore, le mezze e i quarti di giorno e di notte segnando cosi i lieti e i tristi momenti nel cammino della vita ai bollatesi.
Nel l962 don Sala accorgendosi che 1’umidita stava rovinando le pitture murali del presbiterio con I’autorizzazione dell’ Ufficio Tecnico della Curia diretto da mons. Villa, cerca di porvi rimedio.
I fedeli vogliono fare un regalo alla parrocchia e si decide per la pavimentazione del presbiterio e dell’altar maggiore: tutto dev’essere pronto per la novena di Natale: pavimentazione e zoccolatura alle pareti.
Nel 1963 il riscaldamento a raggi infrarossi viene sostituito con quello ad aria calda, più efficiente, più igienico, meno pericoloso e di grande rendimento.
Nel 1967 vengono compiute delle riparazioni straordinarie alla prepositurale con il restauro della facciata dalle belle linee classiche e baroccheggianti.

La sistemazione dell’altare secondo le norme del Concilio

9Con le nuove Norme Liturgiche il Concilio Vaticano II ha deliberato che “L’Altare Maggiore sia collocato e costruito in modo da apparire segno del Cristo stesso.
“L’altare maggiore (staccato dalla parete per potervi girare intorno) ed il Celebrante siano rivolti verso il popolo. Nell’edificio sacro 1’altare sia posto in luogo tale da risaltare come il centro ideale a cui spontaneamente converga 1’attenzione di tutta 1’assemblea.
“Il presbiterio intorno all’altare sia di ampiezza sufficiente da consentire un agevole svolgimento dei riti.
“La sede del Celebrante risulti ben visibile dai fedeli ed il Celebrante appaia veramente come il presidente dell’assemblea dei fedeli.
“E’ conveniente che si abbia un ambone o gli amboni per la proclamazione delle Sacre Scritture. Essi siano disposti in modo che il Ministro possa essere comodamente veduto ed udito dai fedeli”.
Per ottemperare a queste disposizioni in modo dignitoso, data 1’importanza della chiesa di Bollate, capoluogo di pieve e di decanato, il compianto mons. Giuseppe Sala nel 1971, decide di sistemare il presbiterio avendo avuto il permesso dalla veneranda Curia Ambrosiana. Dopo vari progetti, e volendo che il nuovo s’inserisse senza alterare lo stile della chiesa, venne approvato il progetto dell’arch. Pietro Ferrari.
I lavori di muratura della pavimentazione sono stati lunghi: il presbiterio viene ingrandito ed allungato si da arrivare ai piloni dei transetti: tutto viene rivestito con porfido.
Dal piano della chiesa si accede al presbiterio con cinque ampi scalini, che sembra vogliano unire in un abbraccio i due piloni sostenenti gli antichi pulpiti. L’altare maggiore, una grande tavola eucaristica di marmo bianco appoggiata ad un basamento cilindrico pure in marmo bianco, spicca maestoso sul pavimento di porfido. La sede per il celebrante (tre seggi in marmo bianco) viene disposta sulla sinistra dell’altare, mentre sulla destra e leggermente in avanti verso il popolo vi è il grande ambone in marmo bianco da cui vengono proclamate le Sacre Scritture.
Contemporaneamente ai succitati lavori vi fu la sistemazione del nuovo impianto di altoparlanti che ha permesso un’audizione più chiara cosi che tutti potessero meglio ascoltare e seguire la predicazione di chi dava ammonimenti ed insegnamenti evangelici.
Il nuovo altare della chiesa parrocchiale San Martino in Bollate fu consacrato da monsignor Francesco Bertoglio,vescovo ausiliare della Chiesa ambrosiana l ‘8ottobre1972, nel giorno della festa patronale della SS. Vergine del Rosario.

II. grande altare barocco del 1700 che custodisce il tabernacolo col SS. Sacramento troneggia sulla nuova tavola eucaristica e sembra compiacersi del rinnovamento, invitando 1’orante ad una preghiera più fervida e più raccolta.