la parola al prevosto

DALLA CROCE, ALLA PASQUA, ALLA CHIESA DALLE GENTI
Il cammino quaresimale 2018

“Quando sarò elevato da terra attirerò tutti a me” (Gv 12,32). La Croce di Cristo ha una sua forza universalmente attrattiva perchè quel Crocifisso – riconosciuto proprio da uno straniero come il vero Figlio di Dio – è l’unico, necessario e universale salvatore di tutto e di tutti.   La realtà del Crocifisso è un invito innanzitutto ad alzare lo sguardo, a un esercizio di contemplazione dell’opera di Dio. Solo se guardiamo a quello che Dio ha fatto per noi tutti possiamo avere occhi di fede per leggere e vivere cristianamente quello che sta accadendo nel mondo.  Quella attrazione, già sperimentata dal fascino di un Dio-Bimbo che si fa come noi per farci come lui, ora è la forza “centripeta” (attrae a sé) che il suo amore crocifisso esercita perchè intuiamo che non c’è amore più grande di chi da la vita per gli altri; se poi colui che dona per amore è Dio stesso nel suo Figlio unigenito, comprendiamo che questa forza diventa centrifuga (spinge verso l’esterno); egli è il crocifisso-risorto per riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi (Gv 11,52). Soltanto chi è “dis-tratto” dai suoi affanni non si accorge di come è “at-tratto” da questa salvezza.

Che cosa ci rivela la Croce riguardo alla Chiesa, ai popoli e al mondo intero?
«Quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me» (Gv 12,32). Gesù pronuncia queste parole, entrato in Gerusalemme, dopo che la folla venuta per la festa gli era corsa incontro con acclamazioni di giubilo. Alcuni greci, segno dell’attenzione degli stranieri verso il Signore, avevano espresso il desiderio di vedere Gesù (cfr. Gv 12,12-32). Di fronte a questi segni e nell’imminenza della sua passione, il Signore con l’espressione «attirerò tutti a me» indica l’interpretazione originaria che lui stesso da alla sua morte. Egli ha dato la sua vita per noi, per le moltitudini, per tutti. Ogni fratello e ogni sorella che incontriamo, a qualsiasi nazione, cultura e civiltà appartengano, sono un fratello e una sorella per cui egli ha dato la vita.  Questa prospettiva la viviamo e la celebriamo ancora ai giorni nostri, addirittura nell’Eucaristia, quando ci rivolgiamo al Padre che “continua a radunare intorno a se un popolo, che da un confine all’altro della terra offre al suo nome il sacrificio perfetto” (Preghiera Eucaristica III). Tutto questo è possibile perchè Gesù stesso ci ha resi partecipi della sua Pasqua. Il sacrificio di Cristo ha reso possibile l’effusione del dono dello Spirito Santo. Nella Pentecoste, frutto della Pasqua, si realizza una comunione nuova tra popoli diversi, che per essere riuniti non hanno bisogno di abolire le loro differenze.

Il cambiamento profondo in atto nelle nostre terre ambrosiane, riguardo alla presenza crescente di fedeli appartenenti a nazioni diverse, ci chiede di approfondire il carattere universale, cattolico, della Chiesa. Questo ci fa sperimentare oggi più intensamente come in ogni Chiesa particolare «è veramente presente e agisce la Chiesa di Cristo, Una, Santa, Cattolica e Apostolica». La Chiesa particolare è chiamata a vivere come sua dimensione costitutiva l’universalità.
Pertanto, è necessario innescare e sviluppare nuovi processi, per imparare meglio la dimensione inclusiva della fede che deve caratterizzare sempre di più le nostre comunità cristiane, di fronte al fenomeno epocale, ma non totalmente nuovo, delle migrazioni. Siamo interpellati a mettere a fuoco la corretta immagine e il giusto volto di Chiesa, e magari a convertire il nostro modo di vedere e di pensare il nostro essere comunità cristiana non esclusiva.  Per questo la nostra Chiesa Ambrosiana si è messa in cammino nel Sinodo Minore “Chiesa Dalle Genti”.   Questo tempo quaresimale è particolarmente favorevole a questo cammino proprio perchè ci fa contemplare quella Croce e quel mistero Pasquale dai quali Cristo attrae tutti a sé, nessuno escluso.

Quest’anno la nostra Quaresima dunque si muoverà in questa prospettiva anzitutto contemplando, personalmente e comunitariamente, il progetto del Padre, meditando il mistero della croce che attrae tutti a sé, nessuno escluso; considerando il mistero di Gesù risorto e datore dello Spirito che chiama tutti i popoli a formare una sola famiglia. Rifletteremo sul fatto che i fedeli migranti sono in cospicua parte anzitutto dei battezzati, membra dello stesso corpo di Cristo, portatori di doni propri. Considereremo il compito imprescindibile della Chiesa, in particolare della nostra Chiesa ambrosiana chiamata a ripensare profeticamente le proprie forme di presenza sul territorio per essere per tutti segno di unità e di inclusione intorno alla fede e alla preghiera. Ci interrogheremo su come le nostre forme di solidarietà e di carità siano effettivamente segno espressivo di una Chiesa dalle genti.

La prima settimana di quaresima, da alcuni anni ormai riservata agli Esercizi spirituali cittadini in parrocchia, a partire da alcuni testi degli Atti degli Apostoli che mediteremo, ci aiuterà ad essere una Chiesa che sa accogliere e includere, che sa camminare insieme a tutti i cristiani che la compongono da quelli ambrosiani agli “ultimi arrivati”, dai cattolici ai non cattolici, dai cristiani agli uomini di buona volontà: insomma cercheremo di capire cosa significa anche per noi essere una “Chiesa dalle genti”.  Chiediamo inoltre ad ogni gruppo e associazione presente in parrocchia di ritrovarsi a discutere su questo tema e a fornire le proprie riflessioni e i propri contributi entro la Pasqua.

Anche dal punto di vista caritativo, l’iniziativa quaresimale di solidarietà e carità avrà come obiettivo di aiutare la comunità cristiana di una Chiesa della periferia di Conakrì, capitale della Guinea, da dove viene il nostro don Albert (vedi proposta Caritas). Anche questo è essere Chiesa Dalle Genti.

don Maurizio