la parola al prevosto

AVVENTO: SERIETA’ DEL DESIDERIO

Anzitutto una piccola premessa: se puoi arriva fino in fondo a questa lettura, vedrai che sarà utile…
Nell’itinerario d’Avvento, soprattutto nella nostra liturgia ambrosiana, troviamo più volte la figura di Giovanni Battista. Nella sua persona, poco di estatico, nessuna turbolenza, niente sofisticazioni, né alcun delirio sacro. Solo la forza irresistibile di Dio che conduce nel deserto; solo l’insegnamento reso con la vita; solo lo zelo opportuno e importuno per Dio; solo il giudizio infocato sul presente e sul futuro in nome della santità di Dio e delle sue esigenze ma sempre nella luce della misericordia. Tutta l’esperienza profetica si concentra nella figura di lui, che un giorno Cristo celebrerà come il più grande dei profeti.  La forza del suo messaggio e il grido inquietante della persona pongono subito il mistero della sua identità. Si ripetono anche ora, dopo un’adolescenza infocata «dallo spirito e dalla fortezza d’Elia», gli interrogativi del tempo d’infanzia: «Che sarà mai questo bambino?» (Lc 1,66). Dicono, infatti, ora i sacerdoti e i leviti inviati dai Giudei a interrogarlo: « Chi sei tu? » e con ritmo incalzante: « Sei Elia? Sei il profeta? Chi sei? Che cosa dici di te stesso? » (Gv 1,19).
Ora egli sa soltanto di non essere il Cristo, di non essere l’Elia redivivo tanto atteso dalla pietà del popolo, di non essere il profeta. Egli sa di essere solo una voce. Una voce non è molto. Grida, parla, incita, esorta, poi cala, si scolora lentamente, viene spenta. Il destino della voce è di diminuire per lasciare il posto a uno che è più che una voce: è la Parola!  Ciò che Giovanni sa è che la sua esistenza non si autorealizza secondo un proprio asse: la sua vita è solo libera entro un disegno che, faticosamente cercato e interpretato, le dà il vigore di un canto tenerissimo e, al tempo stesso, fortemente virile.
Egli è figlio della preghiera (cfr. Le 1,13) perché l’origine del suo essere per Dio è nel santuario del Signore, durante il servizio divino, entro la grande liturgia dell’ora dell’incenso quando Zaccaria, suo padre, riceve l’annuncio e il nome di questo figlio insperato.  Egli è figlio della promessa, perché in lui si ripete il gesto dell’ironia di Dio con Abramo e Sara per Isacco (cfr. Gn 18,1-15), con Elkana e Anna per Samuele (cfr. 1 Sam 1 ), con Manoach e la donna senza nome per Sansone (cfr. Gdc 13,2), dove è promessa giovinezza di figli a uomini di età avanzata e fecondità di generazione a donne costituite in sterilità.  Egli è figlio della visione (cfr. Lc 1,11 ) e perciò non ubbidirà che a quella: « Ricondurre molti figli d’Israele al Signore, i cuori dei padri verso i figli e i ribelli ai sentimenti dei giusti onde preparare al Signore un popolo ben disposto» (Lc 1,17). Per questo egli risponderà a quanti lo interrogano per sapere come accogliere e incontrare Colui che viene. E a tutti egli ha una risposta precisa che però chiede la condizione e la disponibilità a cambiare, di tradurre il desiderio di essere migliori in un effettivo cambio di stile. C’è un Bambino da accogliere, c’è una Vita – e che vita, quella del Figlio di Dio – da attendere e da imitare. C’è una conversione costosa cui disporsi. c’è una cosa seria e nuova da fare.
E alla nostra società cosa dice Giovanni Battista con la sua figura determinata, con la sua lezione inquietante, con la sua vita severa, col suo destino di diminuzione, col suo messaggio esigente ma per nulla eliminante ogni vera felicità?
Molti, oggi, forse, cercano Dio e attendono con desiderio l’Avvento di “Uno che è più forte”. Giovanni Battista anche a loro pone la domanda inquietante: che cosa siete disposti a pagare per trovarlo o per lasciarvi trovare?
Giovanni Battista ci insegna la qualità del desiderio di Dio – e il costo di questa qualità. Giovanni Battista ci insegna il costo del desiderio di Dio e la moneta con cui si accede ad esso. La società in cui viviamo è permissiva, facilitante, ottimista. Intelligenza, bravura, bellezza, oppure disinvoltura, furberia, ricatto consentono tutto. La pedagogia vi si è adeguata. E tuttavia qualche voce si è levata a dire che « la grazia a buon prezzo è il nemico mortale della nostra Chiesa. Grazia a buon prezzo è giustificazione non del peccatore ma del peccato. Grazia a buon prezzo è annuncio del perdono senza pentimento. È battesimo senza disciplina di comunità, è Santa Cena senza confessione dei peccati, è assoluzione senza confessione personale. Grazia a buon prezzo è grazia senza che si segua il Bimbo di Betlemme e il Cristo di Gerusalemme, grazia senza croce, grazia senza il Cristo vivente, incarnato» (Dietrich Bonhoeffer).
E a noi che cosa dice Giovanni Battista? Cosa dice se non riscoperta di una identità severa, di un destino non mediocre, di un compito più costoso e felice?  Dice anche a noi: «Chi sei tu?» (Gv 1,19). «Cosa sarà mai di te»? (Le 1,66). Quanto sei disposto a pagare per perderti e ritrovarti al di là di tutte le tue illusioni? Dice: cosa ne è stato del Natale dei tuoi ricordi d’infanzia? Possibile che sia stato solo poesia, illusione celestiale ed evanescente? Che cosa, invece, anche quest’anno potrà essere per te il Natale?
Avvento, si ma per coltivare un desiderio serio. Buon cammino…e l’arrivo – che ci rimanda all’Arrivante -sarà sorprendente!

don Maurizio

VEDRAI CHE BELLO…IL NATALE DI GESU’

Avvento come tempo di rinnovamento per accogliere con gioia il Signore

L’Avvento ambrosiano, chiamato anche popolarmente «quaresima di san Martino» perché inizia con la domenica che segue la festa del santo vescovo di Tours (11 novembre) e si distende, analogamente alla Quaresima, su sei settimane, «è il tempo che prepara la Chiesa a celebrare il Mistero della manifestazione nella carne del Verbo di Dio».

La celebrazione del «Mistero della manifestazione nella carne del Verbo di Dio» comprende tutte le grandi feste natalizie, dal 25 dicembre al 6 gennaio, e il seguito delle domeniche dopo l’Epifania, compresa la festa della Santa Famiglia fissata all’ultima di gennaio.

Di conseguenza il Tempo di Avvento non è solo preparatorio al Natale, ma all’intero arco di celebrazioni liturgiche che dal Natale arrivano alla Quaresima.

Durante le sei settimane di Avvento (quest’anno, per ragioni di calendario sono sette le domeniche perché la vigilia di Natale cade proprio in domenica) le comunità e i singoli sono invitati a un cammino di conversione e di rinnovamento della vita per accogliere il Signore che viene con la «via ben preparata». Il colore violaceo (morello) dei paramenti e la maggiore sobrietà celebrativa (l’assenza del Gloria) ne sono l’indizio esterno più eloquente. Ciononostante, non si può parlare di un tempo penitenziale vero e proprio, perché il «Tempo di Avvento si presenta come tempo di gioiosa e devota attesa», perché siamo certi che il Signore non solo si fa uomo per la nostra salvezza, ma viene a condividere le esperienza della nostra umanità per darne bellezza e significato. La manifestazione nella carne del Verbo di Dio, Gesù Cristo, non è estrinseca e astratta, ma coinvolge la nostra vita, chiamandola alla sequela di colui che è per noi “via, verità e vita”.

Il Lezionario ambrosiano accompagna le celebrazioni eucaristiche di questo tempo con una disposizione particolarmente abbondante di Parola di Dio, al punto che tutti i giorni di Avvento, siano essi festivi o feriali, risultano dotati di tre letture bibliche. Il tempo dell’Avvento intercetta il tempo della nostra vita per ricordarci che è teso tra due venute: quella dell’Incarnazione del Figlio di Dio, che celebreremo a Natale, e quella del suo ritorno alla fine dei tempi. Il tempo dell’Avvento intercetta il tempo della nostra vita non per adagiarlo, ma per ricordarne la meta: così come è venuto, Cristo tornerà alla fine dei tempi. Ecco perché proponiamo e distribuiamo ai ragazzi dell’Iniziazione Cristiana il calendario dell’Avvento: ogni giorno un impegno che coinvolge genitori, nonni, allenatori e insegnanti, così che il tempo di ciascuno (anche quello dei grandi) si lasci orientare da Gesù, passo dopo passo, fino all’incontro definitivo con Lui. Il Natale del Signore è la scoperta che “Dio ha tanto amato il mondo da mandare il suo Figlio» (Gv 3). Così Dio è diventato il «Dio-con-noi» e il suo amore è diventato il criterio, anzi il comandamento, che guida i nostri passi.

Il nostro oratorio e quindi le famiglie della parrocchia sono coinvolte nel seguire questo calendario che giorno per giorno metterà in gioco le relazioni con le persone che ci vogliono bene e contribuirà a realizzare una speciale «costellazione» di stelle che segnano l’impegno del giorno. Ogni stella significherà un incontro, un abbraccio, un grazie… e la presa di coscienza che il “bello” è mettere in pratica il comandamento dell’amore. Ogni impegno metterà i ragazzi in relazione con le persone con cui vivono quotidianamente. Tutto questo verrà richiamato ogni Domenica all’incontro nella santa Messa.

A tutti gli adulti proponiamo uno straordinario momento di preghiera e riflessione sul mistero del Natale, Domenica 10 Dicembre alle ore 16.30 in chiesa San Martino per conoscere meglio i Vangeli dell’Infanzia di Gesù, i Vangeli che leggiamo tutti gli anni a Natale ma che, pur abituati a sentire, non conosciamo nella loro strepitosa ricchezza e profondità teologica. I racconti dell’Infanzia di Gesù sono testi carichi di immagini e di segnali simbolici, tutt’altro che per bambini; sono invece testi per adulti nella fede, i cui segreti si aprono a chi vuole comprendere le Scritture. Natale non è solo un’occasione commerciale e nemmeno solo evento poetico che risveglia i nostri sentimenti più cari, bensì il mistero di Dio che si fa uomo; che, in quanto mistero, non si può cogliere nella distrazione e nella superficialità. E per entrarvi è richiesta la contemplazione di chi si lascia guidare dalla luce divina.

don Maurizio e don Matteo

 

PIU’ MESSE O PIU’ MESSA?

Gli ultimi avvenimenti che hanno toccato la nostra parrocchia, oltre a creare nuovi ed inediti scenari, hanno anche posto questioni non solo organizzative ma di contenuto, che interpellano la nostra riflessione.
Il trasferimento di don Luca, la presenza di un diacono futuro prete che per alcuni mesi non può celebrare la santa Messa, la venuta tra noi di un prete straniero impegnato ancora nella formazione e affidatoci attraverso la Diocesi di Milano dalla sua Diocesi di origine, la precaria salute di alcuni nostri preti, ci costringono a riflettere sul servizio che la nostra parrocchia è in grado di offrire quanto a celebrazioni liturgiche. Togliere le Messe? Aggiungere le Messe? Modificare l’orario delle Messe? Celebrare bene e meglio le Messe?
Se dovessimo guardare alle forze disponibili e alla situazione attuale di particolare complessità della nostra parrocchia dovremmo necessariamente fare un ripensamento. La nostra riflessione per arrivare a qualche determinazione deve però partire da considerazioni di fondo che, sia il Cardinale Scola, che il nuovo arcivescovo Delpini, richiamano come priorità pastorale.
La comunità dei discepoli del Signore vive del rapporto con il Signore. Se contempliamo la visione nel Libro dell’Apocalisse (21,22ss), il tempio non è un edificio, ma la Comunione con il Signore Dio e l’Agnello, la sua luce è la gloria di Dio e la sua lampada è l’Agnello. Si potrebbe dire che è una comunità che nasce dall’Eucaristia e che vive un clima di preghiera fedele e fiduciosa, nella persuasione che senza il Signore non possiamo fare nulla.
La priorità deve essere quindi la cura per la celebrazione della Messa domenicale: deve essere un appuntamento desiderato, preparato, celebrato con gioia e dignità: quindi è necessario che ci sia un gruppo liturgico che anima la liturgia, un educazione al canto liturgico, una formazione dei ministranti e di tutti coloro che prestano in servizio nella celebrazione.
La cura per la celebrazione non si riduce alla cura per un adeguato svolgimento del rito, ma deve soprattutto propiziare che la grazia del mistero celebrato trasfiguri la vita dei fedeli e si irradi nella vita ordinaria con i suoi frutti irrinunciabili: in particolare deve risplendere la gioia e la comunione che fa dei molti un cuore solo e un’anima sola. Da questo punto di vista non è opportuno ingolfare la domenica mattina di continue celebrazione, una dietro l’altra, senza dare possibilità al celebrante e ai fedeli di avere tempo per entrare nel clima dell’incontro col mistero di Dio.
Deve essere favorita anche la preghiera feriale, promuovendo certamente la partecipazione alla messa, ma anche altri momenti: la preghiera della liturgia delle ore, l’adorazione eucaristica la preghiera del rosario, le devozioni popolari. Le pubblicazioni proposte dalla Diocesi (La Tenda, la Diurna Laus per esempio) offrono un aiuto prezioso per vivere quotidianamente la preghiera liturgica. È poi opportuno che la chiesa sia aperta, per quanto possibile. È necessario che la comunità esprima persone volontarie affidabili e convinte per tenere aperta la chiesa, per animare la preghiera della comunità anche in assenza del prete (per esempio rinnovando il gruppo dell’Apostolato della preghiera).

Indicazioni e criteri preziosi che chiedono anche alla nostra parrocchia di ri-centrarsi sull’Eucaristia soprattutto festiva, e per favorire questa partecipazione consapevole e ben svolta occorrono anche alcune attenzioni pratiche. Anche una corretta ridistribuzione degli orari delle Messe, in considerazione delle situazioni concrete, potrà aiutare non solo il celebrante ma anche i fedeli.

Pertanto, nella nostra situazione attuale con Domenica 22 Ottobre ritorniamo agli orari festivi consueti invernali; mentre a Madonna in Campagna per il momento l’orario feriale rimane ancora quello estivo (Messa solo al Giovedì).

Ecco l’orario domenicale:

  • San Martino: 7.30; 9.00; 10.15; 11.30; 18.00;
  • Madonna in Campagna: 8.30; 10.00;
  • San Giuseppe 10.30.

Tuttavia nei prossimi mesi rivaluteremo la situazione e riformuleremo un nuovo orario.
Non dimentichiamo che ciò che conta è la nostra comunione con il Signore che vive in particolare dell’incontro-relazione con Lui nell’Eucaristia.

 

don Maurizio